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Mercati in rosso: oro e argento colpiti dal timore inflazione e conflitto in Medio Oriente

Un forte sell-off sta scuotendo i mercati globali, con le borse in affanno sia negli Stati Uniti sia in Europa. I futures sui principali indici azionari statunitensi hanno aperto la giornata in lieve calo, seguendo il trend negativo dei listini europei che viaggiano tutti in territorio rosso.

Anche i metalli preziosi risentono del clima di incertezza. Oro e argento, tradizionalmente considerati beni rifugio, hanno registrato perdite rispettivamente intorno al 3% e al 5%, penalizzati dai timori legati al conflitto in Iran e dalle possibili pressioni inflazionistiche. Non hanno fatto eccezione le azioni minerarie e gli ETF legati a questi metalli, anch’essi in calo, a conferma di un clima di rischio diffuso tra gli investitori.

Tra le società minerarie più colpite figurano Teck Resources (-7%), First Majestic Silver (-6,2%) e Coeur Mining (-6,1%). Anche in Europa il trend negativo è stato evidente: l’indice Stoxx Europe Basic Resources ha chiuso in calo del 4,5%, mentre Fresnillo, principale produttore mondiale di argento e importante produttore di oro, ha perso il 7% e Antofagasta il 6,8%.

Oro e argento sotto pressione tra inflazione e conflitto

La volatilità di oro e argento si inserisce in un contesto più ampio di risk-off sui mercati globali. Gli investitori osservano con attenzione l’evoluzione del conflitto tra Stati Uniti e Iran, che si avvia verso la terza settimana. La guerra alimenta timori di shock energetici, con possibili ripercussioni sull’inflazione globale: i prezzi di petrolio e gas hanno registrato impennate dopo gli attacchi a strutture energetiche in Iran e Qatar.

Le banche centrali seguono con prudenza la situazione. Mercoledì la Federal Reserve ha mantenuto i tassi invariati, sottolineando l’incertezza sugli effetti del conflitto. Anche la Bank of Japan ha confermato la propria politica dei tassi, osservando come i rischi inflazionistici siano ora orientati al rialzo. Oggi sono attese le decisioni della Bk of England e della BCE, mentre la Banca Nazionale Svizzera ha confermato il tasso chiave allo 0%, segnalando una maggiore disponibilità a intervenire sul mercato dei cambi se la crisi dovesse prolungarsi.

Tra rally record e correzioni improvvise

Oro e argento hanno beneficiato di rally straordinari nel 2025, con guadagni rispettivamente del 66% e del 135% nell’anno. Tuttavia, il 2026 si sta rivelando molto più turbolento, con contrazioni significative soprattutto per l’argento: i futures sul metallo hanno registrato la maggiore perdita giornaliera dagli anni ’80 alla fine di gennaio.

Paul Surguy, managing director di Kingswood Group, ha spiegato alla CNBC che l’oro ha goduto di “venti favorevoli per molto tempo”, ma che il contesto attuale potrebbe spingere gli investitori a rivedere le proprie posizioni. Secondo Surguy, il sell-off riflette un movimento più ampio dei mercati, in cui anche gli asset tradizionalmente considerati rifugi sicuri vengono venduti per finanziare acquisti in altre aree più reattive alla situazione corrente.

Iain Barnes, CIO della società britannica Netwealth, ha aggiunto che la maggiore volatilità riflette l’inclusione dell’oro come asset finanziario nei portafogli di investimento, più che fattori fondamentali legati al mercato fisico. Anche i fondi leveraged e quelli a rapida rotazione, esposti a costi di finanziamento più elevati, stanno riducendo il rischio complessivo diminuendo le posizioni sull’oro.

Infine, come sottolinea Dan Coatsworth di AJ Bell, il calo dei prezzi dell’oro può essere influenzato anche dall’apprezzamento del dollaro, che rende il metallo più costoso per gli investitori che operano con altre valute, accentuando ulteriormente la pressione sui prezzi.