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Mercati: gennaio si chiude in positivo, Piazza Affari guida il rialzo

Il primo mese del 2026 si è chiuso in territorio positivo per i principali mercati finanziari, ma la dinamica è stata tutt’altro che lineare. Come afferma Gabriel Debach, market analyst di eToro, Piazza Affari ha registrato un progresso complessivo dell’1,3%, con un andamento caratterizzato da oscillazioni importanti e rotazioni settoriali marcate, segnali di un mercato più selettivo che direzionale. Più che un mese di trend chiaro, gennaio si è rivelato un vero e proprio test di stress, in cui la volatilità ha messo alla prova la resilienza degli investitori.

Piazza Affari: energia e industriali guidano la classifica

Sul listino milanese, la leadership è stata evidente nei settori dell’energia, delle utilities e degli industriali. Tra i titoli più brillanti spiccano Saipem (+28%), Prysmian (+16%), Leonardo (+15%), e Tenaris (+14%), mentre tra le utilities hanno performato bene A2A (+10%), Italgas (+6%) ed Enel (+5%).

Al contrario, il comparto del consumo discrezionale ha sofferto, con Brunello Cucinelli (-18%), Moncler (-11%), Ferrari (-12%) e Stellantis (-12%) tra i peggiori. Il settore finanziario si è mostrato spaccato: UniCredit (+4%), Intesa (+1%) e BPER (+2%) hanno tenuto, mentre Banco BPM (-3%), MPS (-4%), Unipol (-9%) e Nexi (-15%) hanno evidenziato fragilità.

Materie prime e crypto: mercati sotto stress

Il comparto delle materie prime ha vissuto un gennaio estremamente volatile. L’oro (XAUUSD) ha chiuso il mese con un +13%, nonostante un crollo dell’8,8% nell’ultima seduta, la peggiore dal 2013. L’argento (XAGUSD) ha mostrato una dinamica ancora più estrema: dopo un rally vicino al 65%, ha chiuso a +17%, penalizzato da una correzione del 26,8% in un solo giorno, evento che non si registrava dal 1980. Questa correzione ha segnato la fine di un bull market record di 878 sedute, con un rialzo complessivo del 555%. L’oro mantiene invece il proprio trend rialzista, con un apprezzamento del 177% negli ultimi 864 giorni di mercato positivo.

Anche il mondo crypto ha subito turbolenze. La capitalizzazione complessiva è scesa da 2,85 a 2,55 trilioni di dollari. Il Bitcoin ha perso il 6,53% in una sola seduta, con cinque giorni consecutivi di ribasso, fenomeno non visto dal 2019. Le liquidazioni di posizioni lunghe hanno superato i 4,5 miliardi di dollari, mentre gli ETF spot su Bitcoin hanno registrato deflussi netti per 1,61 miliardi a gennaio, proseguendo la tendenza negativa di fine 2025. Tuttavia, i fondamentali on-chain rimangono solidi: gli investitori a lungo termine hanno fatto profit-taking senza vendite massicce e le whale accumulano sulle correzioni.

 

La Fed e le prospettive globali

Sul fronte macro, il FOMC ha mantenuto i tassi tra il 3,5% e 3,75%, segnalando un approccio più paziente dopo tre tagli consecutivi a fine 2025. L’economia americana mostra segnali di espansione sostenuta da consumi e investimenti, con il mercato del lavoro stabile e l’inflazione in lento calo. La nomina di Kevin Warsh come possibile prossimo presidente della Fed introduce un elemento di incertezza: la sua politica sarà temperata dalla struttura interna del FOMC, più frammentata e meno prevedibile, influenzando i movimenti dei mercati, il dollaro e i tassi a lungo termine.

Guardando a Piazza Affari, i dati indicano una market breadth debole: metà dei titoli ha sovraperformato l’indice, segno che il mercato sta selezionando leadership settoriali invece di seguire trend diffusi. Il rialzo del listino riflette quindi più una rotazione tattica che un rally omogeneo.

Il messaggio complessivo è chiaro: gennaio 2026 ha rappresentato un mese di selezione e correzione, in cui mercati azionari, materie prime e crypto hanno testato limiti, eccessi e posizionamenti. La parola d’ordine per gli investitori resta disciplina e attenzione ai fondamentali, più che entusiasmo generico. La settimana appena iniziata sarà cruciale: in arrivo il report sul mercato del lavoro USA di gennaio, decisioni BCE e Bank of England, inflazione preliminare dell’Eurozona e la stagione delle trimestrali. Tutti fattori che potrebbero ridefinire le aspettative sui tassi e sulla liquidità, confermando se il mercato saprà stabilizzarsi o se continuerà la fase di stress selettivo iniziata a gennaio.