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La spinta verso l’unione degli investimenti passa da una regia europea più forte. La Commissione europea ha varato un pacchetto legislativo di ampia portata per rimuovere gli ostacoli che ancora oggi limitano l’integrazione dei mercati finanziari nell’Unione europea. Una riforma che, nei fatti, toglie margini di manovra agli Stati membri e rafforza il ruolo dell’Unione, nella convinzione che solo un mercato dei capitali più grande, più profondo e più uniforme possa sostenere la competitività del blocco e attrarre investimenti privati.
Il pacchetto arriva a nove mesi dall’annuncio della Savings and Investments Union (SIU), la strategia con cui Bruxelles punta a mobilitare risparmio domestico e capitali internazionali per finanziare imprese, innovazione, transizione digitale e green, difesa e sicurezza.
“L’integrazione non è un fine in sé, ma un mezzo per far funzionare il mercato unico”, scandisce Maria Luís Albuquerque, commissaria per i Servizi Finanziari e l’Unione del Risparmio e degli Investimenti. “Oggi i nostri mercati sono troppo dispersi, troppo piccoli. È tempo di superare davvero le frontiere interne”.
Troppa frammentazione rispetto ai concorrenti globali
Nonostante i progressi normativi degli ultimi anni, il quadro europeo rimane estremamente frastagliato. I dati citati dalla Commissione sono eloquenti: nel 2024 la capitalizzazione di mercato delle Borse europee si fermava al 73% del PIL dell’UE, mentre negli Stati Uniti raggiungeva il 270%. Anche dal lato delle infrastrutture si conferma la distanza: nell’Unione convivono oltre 300 sedi di negoziazione, 14 controparti centrali (CCP) e 32 depositari centrali di titoli (CSD), di cui sette gestiti direttamente da banche centrali o enti pubblici. Negli USA, per confronto, operano 2 CSD e 8 CCP, in un sistema molto più concentrato e specializzato.
La frammentazione normativa e operativa genera costi diversi tra transazioni domestiche e transfrontaliere, frena l’innovazione e disincentiva gli investitori internazionali.
“Ogni volta che un impresa o un fondo deve fare i conti con regole divergenti perde tempo, risorse e occasioni”, osserva Albuquerque. “Sono preoccupata quando i soldi europei se ne vanno fuori dall’Europa”.
PEMO: verso l’operatore paneuropeo
Per ridurre la dispersione dei mercati la Commissione propone un salto di qualità: nasce il concetto di “Pan-European Market Operator” (PEMO), un nuovo status pensato per gli operatori delle sedi di negoziazione. L’obiettivo è consentire un’unica struttura societaria o una singola licenza valida in tutta l’Unione, riducendo duplicazioni e costi operativi. Una mossa che dovrebbe avvicinare il modello europeo agli standard delle grandi piazze globali – senza però, chiarisce la commissaria, replicare soluzioni estranee al contesto comunitario.
Il pacchetto facilita anche il passaporto per i mercati regolamentati e per i CSD, consentendo loro di operare in più Stati membri in maniera più fluida. Sul fronte della gestione collettiva, arrivano misure per semplificare la distribuzione transfrontaliera di fondi UCITS e AIF, con l’obiettivo di aumentare concorrenza e scelta per gli investitori.
Supervisione: più poteri all’ESMA, meno discrezionalità nazionale
Il capitolo più politico della riforma è quello sulla centralizzazione della vigilanza. La Commissione propone di trasferire all’ESMA la supervisione diretta su una serie di infrastrutture di mercato considerate “significative”: alcune sedi di negoziazione, le CCP, i CSD e tutti i fornitori di servizi di cripto-asset (CASP). Per l’autorità europea è previsto anche un ruolo di coordinamento rafforzato nell’asset management.
Si tratta di un cambio di paradigma: finora la sorveglianza era esercitata principalmente dalle autorità nazionali, con ampi margini di discrezionalità. Ora Bruxelles intende ridurre differenze e incoerenze tra pratiche di supervisione, considerate un freno al funzionamento del mercato unico. La commissaria Albuquerque ammette che, per sostenere la nuova architettura, sarà necessario “aumentare le risorse di bilancio dell’ESMA”.
Parallelamente, la Commissione propone di convertire varie direttive in regolamenti, strumento giuridico direttamente applicabile negli Stati membri, per eliminare divergenze interpretative e fenomeni di “gold-plating” nazionale.
Una parte importante del pacchetto è dedicata a favorire l’innovazione nei mercati finanziari, soprattutto quella legata alla distributed ledger technology (DLT). Si tratta della tecnologia alla base della blockchain, cioè sistemi informatici che registrano le transazioni in modo decentralizzato, veloce e difficilmente alterabile.
Secondo Bruxelles, queste tecnologie possono rendere più efficienti diverse fasi della vita di un titolo finanziario: dallo scambio (trading) alla compensazione e regolamento (post-trading), fino alla gestione quotidiana di fondi e portafogli. Vengono così proposte modifiche al regolamento pilota sulla DLT, con un alleggerimento dei limiti operativi, maggiore proporzionalità e più certezza giuridica. In altre parole, Bruxelles vuole rendere più facile provare e adottare tecnologie avanzate che potrebbero modernizzare il funzionamento dei mercati, ridurre costi e tempi delle transazioni e rendere l’intero sistema finanziario europeo più competitivo.
La parola passa a Parlamento e Consiglio
Il Consiglio europeo, nella primavera 2025, aveva chiesto alla Commissione di lavorare alla riduzione della frammentazione dei mercati dei capitali. Il Parlamento, a settembre, ha approvato una risoluzione che sosteneva l’iniziativa legislativa in materia di trading, post-trading e innovazione finanziaria. Ora l’intero pacchetto passa alla fase negoziale.
Bruxelles insiste sulla necessità di mantenere l’unità della riforma: ogni misura è collegata all’altra e un approccio “a pezzi”, avverte la Commissione, rischierebbe di svuotare l’efficacia dell’intervento. Il confronto con gli Stati membri non sarà semplice, vista la portata del trasferimento di competenze. Ma Albuquerque si dice fiduciosa:
“Questa riforma è nell’interesse dei Paesi. Solo con mercati più grandi e più integrati l’Europa potrà competere davvero e trattenere gli investimenti di cui ha bisogno”.