Mediobanca teme per banche italiane: colpite Unicredit e Intesa. I consigli

4 Aprile 2016, di Alessandra Caparello

MILANO (WSI) – Downgrade per Abn, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Ubi, Banco Popolular Espanol da outperform a neutral. Questo quanto comunicano gli esperti di Mediobanca Securities all’interno di un report sulle banche europee in cui la banca d’affari mostra una visione più dura sull’Italia.

Più in generale, Mediobanca ha rivisto al ribasso a neutral il rating  sull’intero settore bancario europeo, silla scia del contesto caratterizzato dai bassi tassi di interesse . Un contesto difficile, che ha portato Mediobanca a rivedere al ribasso le stime sull’utile per azione del comparto, in media del 9%. Per le banche periferiche, il taglio è stato anche di due cifre.

“Le banche europee scambiano a 0,8 volte il capitale tangibile per un Rote del 7,9% e dell’8,7% nel 2016 e nel 2017, rispettivamente, un multiplo non convincente data la crescente incertezza normativa e un misero 14% di uspide rispetto ai nostri nuovi target price. Da qui il nostro downgrade del comparto a neutral”.

Sul caso specifico dell’Italia, Mediobanca parla nel report di “messaggi normativi confusi provenienti dall’Italia: fondo di risoluzione, bad bank, valutazione sofferenze, M&A guidato da raccolta di capitali, lettere occasionali hanno creato un nuovo paradigma specifico del Paese. Continuiamo a vedere un elevato valore temporale nei non performing loan, ma è esattamente questo fattore tempo a essere ora messo in discussione dal SSM, chiedendo una soluzione veloce”.

Continuando, si legge:

“Temiamo quindi che alla fine della partita ci saranno più capitale e più bassi payout. Le sofferenze ci sembrano una scusa comoda per imporre oggi un più alto capitale in vista di ciò che vediamo come il tema caldo di domani, cioè la sovraesposizione delle banche italiane ai titoli di Stato come uno dei principali ostacoli alla mutualizzazione europea”.

Di conseguenza:

“Abbiamo downgradato Abn, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Ubi, Banco Popolular Espanol da outperform a neutral e Bnp Paribas e Caixabank ada neutral a underperform; mentre abbiamo promosso Erste Group Bank e Commerzbank da neutral a outperform. Il nostro nuovo portafoglio long comprende ora: Dnb, Kbc, Erste Group Bank e Commerzbank, al posto di Societe Generale, Ing, Intesa Sanpaolo e Ubi Banca. Invece il portafoglio short: Shb e Abn al posto di Danske e Bkt, Rbi, e Deutsche Bank, entrambi confermate”.

Nel motivare la sua cautela verso il settore bancario europeo, Mediobanca fa notare chenel periodo compreso tra il 2016 e il 2017 matureranno 617 miliardi di euro di finanziamenti a lungo termine (il 32% del totale); 361 miliardi di bond senior (41% del totale senior), 204 miliardi di covered (31%) e 53 miliardi di subordinati (21%). Questo si aggiunge a 7,2 trilioni di euro di depositi esposti anche ad alcuni re-pricing.

Come spiega un articolo di Milano Finanza, rifacendosi al report di Mediobanca:

“dopo una riallocazione di circa 10pp del mix di finanziamento da senior a covered, mantenendo inalterati i bond subordinati, gli analisti arrivano a calcolare un +4% di net interest income da costi di finanziamento più bassi, due terzi dei quali in periferia e in Scandinavia. Questo contrasta con i 3,3 trilioni di euro di asset esposti all’erosione del margine (il 32% del totale dell’attivo): 58% mutui con scadenza 2017 (41% dei mutui totali), 39% corporate (41% del totale) con il resto in obbligazioni; il riprezzamento porta a un -7% del margine di interesse, la metà del quale è in Italia e in Spagna. In quest’ottica Lloyds Bank, Rbs, Societe Generale , Santander, Abn, Nordea, Kbc e Ing mostrano un rischio a livello di utile per azione inferiore alla media. A dispetto dei loro elevati benefici a livello di finanziamento, le banche periferiche e scandinave sono impegnate ad affrontare l’eccessiva esposizione al re-pricing degli asset, cioè Banco Popolular Espanol, Banco Sabadell, Caixa Bank, Nordea, Danske, Mps, Banco Popolare , Ubi e Unicredit”.

A livello geografico, Mediobanca fa notare che l’Italia e la Spagna si trovano dinanze alla sfida di affrontare l’eccessiva esposizione all’attività di riprezzamento; dal canto loro, Germania e Austria sono posizionate in misura peggiore sui benefici a livello di finanziamento, mentre Francia e Benelux offrono il miglior equilibrio. La condizione per mitigare questo punto dolente sarà un ri-pricing dei depositi con un 2% dell’eps per ogni 3bps di re-pricing dei depositi.

Gli analisti hanno anche calcolato un +42% degli asset ponderati per il rischio, due terzi dal rischio operativo, il 60% del quale dalle perdite interne. Questo significa in media un -4% a livello di Cet1 all’8,3%.

Le banche nordiche e del Regno Unito sopportano il peso ma solo le prime sembrano ben equipaggiate per affrontare tutto questo.

Ricapitolando, l’8% di Cet1 significa 148 miliardi di euro di nuovo capitale per un punto percentuale di diluizione del Rote o 13 punti percentuali di diluizione del Cet1.

Il deficit è principalmente in nove banche con una diluizione che va dal 15% del Santander al 58% di Deutsche Bank con Societe Generale , Bnp Paribas , Lloyds Bank, Credit Suisse, Hsbc, Ubs in mezzo”.