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Il terremoto in casa Mediobanca non si ferma all’onda lunga dell’Offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) lanciata da Banca Monte dei Paschi di Siena. Dopo l’annuncio che Siena è salita al 62,3% del capitale – con i termini riaperti dal 16 al 22 settembre per permettere ulteriori adesioni – i fari del mercato si sono accesi sulle mosse dei manager e dei consiglieri delle società del gruppo.
Secondo quanto comunicato a Piazza Affari, nella sola giornata del 9 settembre sono state effettuate cessioni per un controvalore complessivo di circa 5,5 milioni di euro.
Le vendite di azioni dei manager
A guidare la lista c’è Massimo Bertolini, consigliere di Compass Banca, che ha venduto 119.234 azioni Mediobanca per un controvalore di circa 2,4 milioni di euro. Significativa anche l’operazione di Fabrizio Hugony, sindaco effettivo in diverse società del gruppo (SelmaBipiemme Leasing, Spafid, MBCredit Solutions, Mediobanca Innovation Services), che ha ceduto 70 mila azioni per un controvalore di 1,4 milioni.
Sul fronte dei dirigenti strategici, Alexandra Virginia Young, Group Chief Human Capital, ha messo sul mercato 56.965 azioni per circa 1,15 milioni di euro, mentre Giorgio Paleari, responsabile dell’Internal Audit, ha venduto 2.848 titoli per 57 mila euro.
Completano la lista Francesco Carloni, consigliere di CMB e CMB RED (286 mila euro), Stefano Vincenzi, consigliere di Mediobanca Premier e Group Legal & General Counsel del gruppo (93 mila euro), Angelo Giovanni Campanini, consigliere di Mediobanca Innovation Services (38 mila euro), e Marco Pozzi, consigliere di Mediobanca Innovation Services, Compass, CMB RED e MB Speedup (105 mila euro).
Un’ondata di dismissioni che assume un sapore particolare nel nuovo scenario. Molti di questi manager – protagonisti finora della “galassia Mediobanca” – rischiano ora di vedersi traghettati all’interno della complessa macchina di Mps, con tutte le incognite legate a una governance ancora in fase di definizione.
Il giudizio di S&P
Sul fronte della credibilità finanziaria, le preoccupazioni non mancano. S&P Global Ratings ha infatti posto il rating “BBB+” di Mediobanca in CreditWatch negativo. L’agenzia riconosce che la fusione con Mps, nel lungo termine, potrà rafforzare il posizionamento commerciale della nuova entità. Tuttavia, il giudizio di breve e medio periodo resta improntato alla cautela: l’integrazione potrebbe ridurre la solidità creditizia del gruppo, dato il profilo di rischio più elevato e l’esperienza relativamente più debole della banca senese.
Secondo l’agenzia, l’operazione potrebbe erodere l’affidabilità complessiva di Mediobanca, almeno fino a quando i benefici dell’integrazione non saranno pienamente realizzati. Nei prossimi mesi S&P valuterà i piani di consolidamento e la strategia industriale, riservandosi di abbassare il rating di un notch qualora il profilo creditizio post-fusione risultasse inferiore rispetto a quello della sola Mediobanca.
La partita si gioca sulla soglia del 66,7%
L’attenzione resta ora puntata sulla finestra di riapertura dei termini dell’Opas, dal 16 al 22 settembre. Qualora Siena riuscisse a superare la soglia del 66,7% del capitale, avrebbe via libera alla fusione tramite assemblea straordinaria.
Si tratta di un passaggio cruciale: il superamento della quota qualificata consentirebbe a Mps non solo di blindare la propria posizione di controllo, ma anche di dare avvio a un processo di integrazione che cambierebbe definitivamente gli equilibri del settore bancario italiano.