Marchionne: “Ipo Ferrari non oltre 10%. Italia sta cambiando”

15 Aprile 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – “Non credo che andremo oltre il 10%. Stiamo ancora valutando”. così Sergio Marchionne, numero uno di FCA, commenta l’Ipo di Ferrari a Wall Street, nel corso dell’assemblea per l’approvazione del bilancio di Cnh Industrial.

Marchionne ha aggiunto che i documenti per lo sbarco di Ferrari saranno depositati entro giugno e che la quotazione a Wall Street è prevista per il terzo trimestre dell’anno. L’ad di FCA ha tenuto a precisare che “l’assemblea Fca di domani sarà in Olanda, ma l’impegno del gruppo in Italia non è cambiato. Anzi, non è cambiato nulla: è la prima assemblea fuori dall’Italia, ma anche la prima di Chrysler fuori dagli Usa”.

Sulla possibilità di dar vita a nuove alleanze per FCA, il numero uno del L’ingotto ha detto che la decisione deve essere “molto razionale, precisa e articolata”, perchè “non si può andare alla cieca”. Insomma, non si può “cercare di sparare i numeri senza sapere realmente quali possono essere i benefici di queste alleanze, che sono di una certa misura e devono essere eventualmente valutate”.

Continuando: “Come leader del settore auto, abbiamo il compito di lasciare dietro i nostri interessi particolari e affrontare la grande questione della sovracapacità. Questa industria storicamente ha sempre distrutto valore. Nel 2009 il governo americano ha cercato di risolvere i problemi di un’industria che soffriva di sovracapacità e carenze strutturali, ma non ha affrontato l’obiettivo ultimo che era il costo del capitale perchè questo è un problema che coinvolge l’industria”.

“Escludendo i costruttori nei segmenti premium l’industria ha dimostrato di non essere in grado di remunerare il costo del capitale. Questo è un problema molto importante. La seconda fase di questo percorso è riconoscere che ci sono tante duplicazioni nell’industria dell’auto che non portano ad acquisire quote di mercato e creano condizioni di competitività che sono ingiustificate e non danno guadagni. Non capisco – ha affermato- come mai altre industrie lo abbiano già capito e noi no. La cosa più difficile da fare è ottenere che un tacchino si inviti da solo al giorno del ringraziamento”.

Nel caso specifico di Cnh Industrial, il 2014 è stato “una pietra miliare”. “E’ stato un anno di sfide e di cambiamenti e abbiamo ampliato la nostra presenza in nuove aree geografiche. Sono stati raggiunti gli obiettivi, con risultati positivi che hanno rispecchiato l’andamento dei mercati. Siamo pronti ad affrontare il 2015 e tutte le sfide che ci saranno. Siamo fiduciosi di avere prodotti in grado di vincere le sfide del mercato”.

Al termine dell’assemblea degli azionisti di Cnh Industrial, che ha chiuso il 2014 con un utile in flessione a 708 milioni di dollari. Approvata anche la proposta di distribuire una cedola di 0,20 euro per azione, per un dividendo complessivo di circa 272 milioni.

L’assemblea ha rieletto tutti gli 11 consiglieri che già facevano parte del cda: il presidente Sergio Marchionne, l’amministratore delegato Richard Tobin, e gli amministratori non esecutivi John Elkann, Mina Gerowin, Maria Patrizia Grieco, Leo Houle, Peter Kalantzis, John Lanaway, Guido Tabellini, Jacqueline Tammenoms Bakker e Jacques Theurillat.

Una nota positiva è stata rilasciata da Marchionne anche sull’Italia. Italia che “sta cambiando nella direzione giusta”, con il il Jobs act che è un “tassello importante” nel cambiamento del paese.

“Non voglio entrare nel merito tecnico, non mi interessa: parlo del suo valore (del Jobs Act) come tassello importante per rendere il paese un posto attraente per gli investitori. Ci sono tantissime cose da fare, come le strade che crollano, la giustizia da mettere a posto, ma perlomeno ci sono i primi passi avanti. E’ inevitabile se vogliamo rimettere il paese in carreggiata”.