Manovra: slittano quota 100 e reddito di cittadinanza

30 Ottobre 2018, di Alessandra Caparello

Si allungano i tempi per l’entrata in vigore di quota 100 e reddito di cittadinanza. Nell’ultima bozza della legge di bilancio che dovrà approdare domani alle Camere, ci sono i fondi per queste due misure cardine inserite nel contratto di governo ma non le regole che vengono differite a successivi provvedimenti post manovra.

Il nuovo testo, ancora in via di definizione e sul quale sono in corso riunioni in queste ore, sale a 115 articoli. In esso si conferma per il Reddito di cittadinanza 9 miliardi annui dal 2019 e per le pensioni 6,7 miliardi il primo anno e 7 dal 2010. Il ministero dell’Economia potrà effettuare variazioni compensative tra l’uno e l’altro fondo e in caso di risorse non spese anche apportare le «occorrenti variazioni di bilancio». Quindi ora la bozza della manovra 2019 conferma i fondi per queste due misure ma ne rinvia la disciplina a successivi interventi normativi.

Considerando che eventuali risparmi di spesa per l’introduzione del reddito di cittadinanza e di ‘quota 100’ sulle pensioni potranno essere usati anche per contenere il deficit pubblico sotto il 2,4% programmato. Per alcuni si tratta di una sorta di gesto distensivo del governo Conte nei confronti di Bruxelles che ha bocciato la bozza parlando di deviazione significativa. Nella nuova bozza si precisa che “nell’ambito del Fondo per il reddito di cittadinanza, fino a 1 miliardo nel 2019 e 2020” va ai centri per l’impiego, “fino a 10 milioni” all’Anpal. Confermata anche la possibilità di compensazione tra i due fondi ad hoc creati per i due interventi bandiera del governo M5s-Lega.

Rimanendo in tema pensioni, il sindacato Anief poi denuncia una clamorosa incongruità contenuta nella bozza della legge di bilancio che riguarderebbe i lavoratori pubblici che maturano il diritto ad andare in pensione anticipata a 62 anni entro quest’anno e che potranno avere l’assegno solo a partire dal primo luglio 2019.  Nella bozza di legge si precisa, infatti, che a fronte di requisiti acquisiti dal 1° gennaio 2019 “il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico è conseguito trascorsi sei mesi dalla data di maturazione dei requisiti”. Per il personale della scuola, al momento, giunge solo un’indicazione generica: “la finestra è annuale”. Con tutta probabilità il pagamento posticipato dell’assegno di quiescenza possa riguardare anche docenti, Ata e dirigenti scolastici.“È assurdo che dopo aver lavorato una vita si debba essere trattati e illusi in questo modo”, commenta il  presidente nazionale Marcello Pacifico.