Manovra: ecco come sarà la flat tax per le partite Iva

27 Dicembre 2018, di Alessandra Caparello

La flat tax, la tassa piatta per imprese e famiglie va in soffitta, almeno per il momento, ma in compenso il governo gialloverde ha inserito in manovra una serie di novità per le partite Iva,  ossia un ampliamento del regime forfettario e di quello dei minimi.

Nel dettaglio, la manovra ha ridotto al 15% il prelievo forfettario per le partite Iva con redditi inferiori a 65 mila euro, mentre al di sopra di questa cifra e fino a 100 mila euro l’aliquota sale al 20%. Una novità che dovrebbe riguardare 1,5 milioni di professionisti. Esclusi dal regime semplificato sono i soggetti che svolgono attività autonoma o d’impresa nei confronti del proprio datore di lavoro o di un soggetto ad esso riconducibile, anche indirettamente. La norma prevede poi anche l’eliminazione dei paletti attualmente previsti per le spese per il personale (5mila euro), i beni strumentali (20mila euro) e i redditi di lavoro dipendente o assimilati (30mila euro) e anche del possesso di quote in Srl e imprese familiari. In sostanza il governo ha stabilito che le quote in società di persone, associazioni e imprese professionali sono incompatibili con il regime forfettario, mentre le quote in Srl e associazioni in partecipazione no.

Ma a conti fatti quanto si pagherà accedendo al nuovo regime? Secondo le simulazioni fatte da Eutekne.info – riportati da Il Messaggero – le partite Iva, con la nuova flat tax, guadagneranno oltre il 30% in più rispetto ad un lavoratore dipendente.

Chi sceglie invece di lavorare aprendo una partita Iva potrà contare a fine mese su una busta paga superiore di oltre il 30% rispetto a un dipendente. Risparmi, anche se in misura più ridotta, riguarderanno anche le fasce di reddito lorde comprese tra 15 mila e 35 mila e tra 80 mila a 100 mila. Nel caso di una retribuzione lorda annua di 20 mila euro, ad esempio, un autonomo prenderebbe il 9,75% in più rispetto ad un dipendente mentre a 30 mila passerebbe al 19,35%.