Lula in manette, “il Brasile è l’Italia durante Mani Pulite”

6 Aprile 2018, di Daniele Chicca

Il Brasile è lontano ma molto più vicino a noi di quanto non si sia portati a pensare. Secondo il commentatore francese esperto di geopolitica Bernard Guetta, lo scandalo Petrobras ha radici “europee”. La vasta operazione anti corruzione lanciata da un magistrato brasiliano ricorda da vicino l’epoca di Mani Pulite in Italia, osserva Guetta in un intervento oggi sulle frequenze della radio France Inter.

Se si mette da parte la storia iniziale di Luiz Inácio Lula Da Silva, ex sindacalista diventato presidente del paese alla testa del suo partito dei Lavoratori, e il fatto che il politico ha aiutato molte persone a uscire dallo stato di povertà assoluto, per il resto, compreso il fatto che l’ex leader della potenza sudamericana è stato travolto da una serie di scandali di corruzione, “il Brasile è l’Europa”.

Quel che è successo con Petrobras si può paragonare ai fatti risalenti alla compagnia petrolifera Elf in Francia e all’era di Mani Pulite italiana. Guetta, giornalista vincitore del premio Albert-Londres nel 1981, osserva come i rapporti tra vita pubblica e privata e le pratiche di finanziamento politico controverse sono l’esempio di una corruzione delle cariche pubbliche che ha radici lontane. È la Francia in cui ricevevano commissioni sulle opere pubbliche e venivano finanziati dai privati.

“La vita politica costa caro e per finanziarla non bastano i soldi pubblici”. Quanto questi vengono a mancare i partiti sono finanziati da soldi di privati, “che la legge qualifica come corruzione”. Anche il Brasile non ha potuto sfuggire a questo fenomeno. Lula è stato condannato a 12 anni di prigione per corruzione passiva e riciclaggio e non potrà presentarsi alle prossime elezioni, nelle quali i sondaggi lo davano in vantaggio di 20 punti.

Motivo per il quale il paese è spaccato in due: se per alcuni Lula è il simbolo della corruzione politica e deve pagare la pena in carcere, per altri è un eroe popolare vittima di una cospirazione golpista. Gli ex primi ministri Massimo D’Alema e Romano Prodi, così come il segretario della Cgil Susanna Camusso, hanno firmato un appello per una sua candidatura alle presidenziali, in modo che si possano tenere “elezioni libere”.

Nell’appello si legge: “Siamo persone che a vario titolo hanno conosciuto l’esperienza del Governo Lula e abbiamo potuto apprezzare i cambiamenti impressi in quegli anni, soprattutto sul piano sociale. Per convinzioni ideali e politiche siamo vicini al popolo brasiliano e a tutte le forze che in quel Paese si battono per la giustizia sociale, contro la povertà, per lo sviluppo sostenibile e il progresso anche delle aree e dei ceti più deboli. Per tutte queste ragioni vogliamo oggi esprimere una grande preoccupazione ed un vero e proprio allarme per il rischio che la competizione elettorale democratica in un grande Paese come il Brasile venga distorta e avvelenata da azioni giudiziarie che potrebbero impedire impropriamente ad uno dei protagonisti di prendervi parte liberamente”.

La realtà è che, secondo lo specialista di geopolitica Guetta, a giudicare dai finanziamenti occulti al suo partito fino agli episodi di tangenti, quello che sta accadendo in Brasile a Lula “è una replica esatta” del periodo che in Italia ha messo fine alla Democrazia Cristiana e al Partito Comunista, “aprendo la strada al precursore del trumpismo Silvio Berlusconi”.