Lotta alla corruzione: denunciare i corrotti è possibile, riservatamente

9 Giugno 2017, di Giovanni Falcone

Anche da noi in Italia è possibile segnalare illeciti ed irregolarità da parte di un dipendente pubblico in modo riservato e con la massima garanzia di tutela. Il c.d.  Whistleblower , di origine anglosassone, inteso come colui che segnala, informa, alla lettera “soffiatore di fischietto” è operativo da tempo, almeno in teoria.
L’A.N.AC.[1], con Determinazione n. 6/2015[2], ha approvato la disciplina applicativa che tutela il dipendente pubblico che segnala illeciti.

Si tratta di “Linee guida in materia di tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti (c.d. whistleblower)”, a suo tempo poste in consultazione pubblica come solitamente avviene in questi casi.
Obiettivo delle “Linee guida” è offrire agli enti pubblici italiani una disciplina applicativa delle sintetiche disposizioni di principio introdotte dalla legge n. 190/2012 (cd. “Legge Severino“), volte a incoraggiare i dipendenti pubblici a denunciare gli illeciti di cui vengano a conoscenza nell’ambito del rapporto di lavoro.

Naturale ed indispensabile presupposto della norma è la contemporanea garanzia al personale delle amministrazioni pubbliche – che coraggiosamente e con senso civico si espone direttamente – di poter contare sulla tutela della riservatezza e sulla protezione contro eventuali forme di ritorsione sempre in ambito lavorativo.

L’Autorità Nazionale Anti Corruzione, ha inteso così valorizzare un istituto estraneo alla cultura giuridica italiana che, quando ben utilizzato come accade in altri ordinamenti giuridici, contribuisce a responsabilizzare il cittadino affinché emergano possibili fatti di corruzione nell’amministrazione di appartenenza, dando a ciascun ente pubblico la possibilità di“fare pulizia” al proprio interno prima dell’intervento dell’autorità giudiziaria.

Nella consapevolezza tanto delle difficoltà applicative di disposizioni legislative così sintetiche, quanto dell’originalità dell’istituto per l’ordinamento italiano,le “Linee guida” dell’Autorità Anticorruzione intendono dare un’espansione massima possibile alle disposizioni stesse.

Nello stesso tempo, l’A.N.A.C. propone al Legislatore possibili miglioramenti nell’assetto giuridico e alla Corte dei Conti e alle Procure – naturali destinatari delle segnalazioni di condotte di corruzione – un approfondimento del regime di riservatezza.

Queste “Linee guida” dell’Autorità Anticorruzione suggeriscono a tutte le amministrazioni pubbliche del Paese un regime sostanziale e un modello procedurale del trattamento delle segnalazioni, rispettando la discrezionalità che ciascuna di esse deve poter utilizzare per valorizzare le proprie individuali esigenze organizzative.

Quanto detto, nelle more di vedere modificata l’attuale disciplina normativa della Legge anticorruzione di cui al Decreto legislativo n.97/2016, sul quale si discute di introdurre la figura dell’Agente provocatore, il c.d. “infiltrato”al pari di quanto già esiste in altri Paesi come gli Stati Uniti d’America.

Intanto qualche passo avanti si è fatto da parte del Paese Italia, scalando  qualche posto nella graduatoria dei Paesi virtuosi nell’anno 2016 laddove, su 176 nazioni, siamo al 60° posto dal 67° dell’anno prima.

Ovviamente non basta, restiamo sempre il  fanalino di coda in Europa , seguiti solo da Grecia e Bulgaria, rispettivamente al 69° e 75° posto della classifica mondiale.

La lotta è dura ed il percorso è tutto in salita!
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[1] Autorità Nazionale Anti Corruzione 

[2] Determinazione n. 6 – 2015 – http://www.anticorruzione.it/portal/public/classic/AttivitaAutorita/AttiDellAutorita/_Atto?ca=6123
“Linee guida in materia di tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti (c.d. whistleblower)”