Lobby armi e questione Israele: verso gli Stati divisi d’America

18 Gennaio 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Wyoming, Alabama, Missouri, Montana, Texas e Carolina del Sud hanno dichiarato che ignoreranno qualsiasi provvedimento, riguardante il possesso di armi da fuoco, imposto da Washington. Una seria spaccatura in seno agli Stati Uniti.

Certo per molti può sembrare assurdo parlare di divisione degli stati USA, ma è una possibilità che non bisogna sottovalutare, data la portata della crisi economica, il grande numero di persone armate, il grande livello di criminalità e anche per tutte le resistenze che le lobby delle armi e le lobby ebraiche hanno nei confronti di Obama, per quanto riguarda rispettivamente la stretta di Obama sul possesso di armi e la politica estera troppo poco filo-israeliana degli ultimi mesi.

Si può sicuramente obiettare che è fantasioso discutere sullo smembramento della prima potenza mondiale, ma la Storia recente (vedi i regimi Arabi o la fine dell’Unione Sovietica) dimostra come improvvisamente possano svilupparsi eventi epocali e rivoluzionari.

Ora diamo uno sguardo dettagliato ai movimenti indipendentisti e secessionisti presenti negli States.

1)LEGA DEL SUD: movimento cristiano per la supremazia dei popoli bianchi, che propone una separazione degli stati del Sud dall’ “Impero Americano” . Dichiarazione di oggi: “Se il governo degli Stati Uniti decide, come fatto da Re Giorgio III nel 1775, di confiscare le nostre armi e munizioni, come i nostri antenati non avremo altra scelta che dichiarare guerra”.

Stati interessati: Alabama, California, Georgia, Louisiana, Mississipi, Carolina del Nord, Carolina del Sud, Oklahoma, Tennessee, Virginia, Arkansas, Florida, Kentucky, Maryland, Northwest Regional LS, Texas.

2)MOVIMENTO NAZIONALISTA TEXANO: movimento favorevole ad una totale indipendenza del Texas e ad ad una superiorità degli interessi texani rispetto a quelli delle altre nazioni.

3)SECESSIONE TEXAS: movimento tra i promotori della petizione per l’indipendenza del Texas.

4)PARTITO PER L’INDIPENDENZA DELL’ALASKA: promotore di un referendum per l’indipendenza, con 15.000 iscritti è il terzo partito dell’Alaska dopo repubblicani e democratici.

5)MOVIMENTO PER LA SOVRANITA’ HAWAIANA : movimento per la ricostituzione di un regno delle Hawaii, richiede anche un risarcimento agli USA per la destituzione del vecchio regno nel 1893.

6)SECONDA REPUBBLICA DEL VERMONT: fondata dal professore di economia Thomas Naylor, è favorevole al ritorno della repubblica del Vermont, un tempo indipendente.

7)REPUBBLICA DI LAKOTAH : movimento di nativi americani favorevole alla creazione di uno stato indipendente comprendente gli attuali stati del North Dakota, South Dakota, Nebraska, Wyoming e Montana.

8) RIBELLIONE CALIFORNIANA: movimento per una ribellione del popolo californiano e per la creazione di uno stato indipendente, a causa della grave crisi economica che, secondo i ribelli californiani, è causata dal governo centrale.

9)CASCADIA ADESSO: movimento per la creazione di un nuovo stato indipendente comprendente gli stati di British Columbia, Washington, Oregon, Idaho, Alaska e nord della California.

10)PARTITO INDIPENDENZA PORTORICANA: movimento nazionalista per l’indipendenza del Porto Rico dagli Stati Uniti, appoggiato dall’Internazionale Socialista e da molti governi sudamericani tra cui Venezuela e Cuba.

Questo è un elenco non esaustivo dei movimenti indipendentisti presenti negli Stati Uniti d’America. Molti di essi sono partiti piccoli, ma recentemente queste idee secessioniste hanno avuto un forte incremento di sostenitori. In tutti gli Stati sono state presentate petizioni per l’indipendenza, ma per poter ricevere una risposta si ha bisogno di 25.000 firme è allo stato attuale solo le seguenti hanno superato questa soglia:

Texas circa 120.000; Louisiana circa 37.000; Florida circa 36.000; Georgia circa 32.000; Tennessee circa 32.000; Carolina del Nord circa 30.000; Alabama circa 30.000; Carolina del Sud circa 26.000.

Naturalmente le risposte delle autorità governative a queste petizioni sono state tutte negative, ma alcuni personaggi di rilievo e anche autorità politiche di questi stati stanno dimostrando posizioni in forte disaccordo con la politica del governo centrale.

La recente stretta di Obama sulle armi non potrà che far aumentare il numero di coloro che si rivolgono a questi movimenti, dato che vedono in questi decreti una limitazione delle loro libertà individuali. Probabilmente è ancora presto per parlare dell’inizio di una vera è propria insurrezione secessionista, ma il governo federale americano dimostra ogni mese di più la propria incapacità nel fronteggiare la forte crisi economica, l’enorme debito pubblico, le difficoltà internazionali e di tenere unita una grande potenza che sembra avviarsi verso la dissoluzione.

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