Lista Dubai Germania, l’Italia vuole i dati su evasori con patrimoni negli Emirati

22 Giugno 2021, di Alberto Battaglia

Una lista di potenziali evasori fiscali acquistata a inizio anno dalla Germania, e ribattezzata Lista Dubai Germania, potrebbe entrare presto in possesso delle autorità italiane.
Proveniente da un accordo con una fonte degli Emirati arabi uniti  si tratta di un compact disc all’interno del quale sono presenti i dati relativi a milioni di stranieri in possesso di patrimoni parcheggiati negli stessi Emirati.

La Germania ha ottenuto queste informazioni a fronte di un pagamento da 2 milioni di euro, corrisposti a una fonte anonima. Un corpus di dati che, in forza degli accordi di cooperazione internazionale, potranno essere trasmessi all’Agenzia delle entrate italiane per effettuare le opportune verifiche.
Sotto impulso del Mef, la procedura per l’acquisizione dei dati è già partita, hanno fatto sapere fonti di Via XX Settembre.

“Come Italia dobbiamo acquisire velocemente i dati degli italiani che hanno trasferito fondi in altri Paesi. In questo senso mi sono attivata con gli Uffici”, ha commentato il viceministro all’Economia Laura Castelli (M5s), “c’è una dimensione estera su cui è necessario rafforzare tutte le azioni utili ad arginare il fenomeno dei paradisi fiscali”, ha aggiunto.

Lunedì il ministro dell’Economia tedesco Olaf Scholz non aveva usato mezzi termini nell’esprimere la determinazione del Paese contro l’evasione fiscale:“Per mia iniziativa l’ufficio federale per le imposte si è procurato un Cd con dati fiscalmente rilevanti dall’emirato di Dubai”, aveva dichiarato di fronte al Bundestag, “l’evasione fiscale non è un’infrazione minore ma un crimine”.

Lista Dubai Germania, nessun utilizzo ai fini penali

Nonostante l’origine anonima di queste informazioni, aveva dichiarato una sentenza di Cassazione nel 2019, i dati ottenuti potranno essere utilizzati sia in sede amministrativa sia giudiziale.
Al contrario, non potrebbero costituire la base per procedimenti di tipo penale.

Secondo quanto stabilito dalla Suprema Corte, sono “utilizzabili nell’accertamento e nel contenzioso con il contribuente, i dati bancari, ottenuti mediante gli strumenti di cooperazione comunitaria, dal dipendente di una banca residente all’estero, il quale li abbia acquisiti trasgredendo i doveri di fedeltà verso il datore di lavoro e di riservatezza, privi di copertura costituzionale e tutela legale nei confronti del fisco italiano”. Tutto questo fintantoché i dati non siano stati ottenuti attraverso una “violazione dei diritti fondamentali di rango costituzionale”.

Nel frattempo, la Guardia di Finanza ha pubblicato i dati relativi agli accertamenti anti-evasione per il 2020, dai quali sono emersi 3.500 evasori totali e proposte di sequestro per un valore complessivo da 44 miliardi di euro.