Legge elettorale, piano Pd-PdL per fare fuori M5S

6 Agosto 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – A scrivere di Grillo si corre il temibile rischio di venir raffigurati dal diretto interessato come “pennivendoli”. Eventualmente, ce ne faremo una ragione. Quindi, ecco cos’è successo: ieri i giornali hanno dato notizia della disponibilità dell’M5S a sostenere Letta nel caso di caduta del governo. Una disponibilità subordinata alla sostituzione dei ministri Pdl con personaggi quali Rodotà, Zagrebelsky e Gino Strada, ma espressa da “fonti interne” al movimento, espressione, quindi, di una posizione minoritaria. D’altra parte, ormai da mesi è noto che l’opzione non è mai stata scartata del tutto. Nemmeno, probabilmente, dallo stesso Grillo. Il quale, tuttavia, si è sentito in dovere di bollare come invenzioni, da pennivendoli, appunto, queste ricostruzioni. «Mai con il Pdl, e neppure con il Pd», ha ribadito il comico genovese. Tra i motivi di tanto imbarazzo rispetto ad un ipotetico accordo, c’è anche la vicenda legata alla riforma della legge elettorale. Abbiamo parlato con tutto ciò con Paolo Becchi, professore di Filosofia del diritto presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Genova.

Perché l’M5S continua a dire “no” a tutto?

Guardi, le notizie apparse sui giornali lasciano perplessi. L’intera linea politica dell’M5S si è sempre connotata per un’integrale contrapposizione al Pd, al Pd, e al governo della larghe intese. Anche per questo il movimento ha preso così tanti voti. Che in seguito ad un rovesciamento dell’attuale governo possa formarsi una maggioranza alternativa di cui potrebbero far parte i 5 Stelle è impensabile, decreterebbe la loro fine. Tanto più che, rispetto alla legge elettorale, i partiti con i quali l’M5S dovrebbe governare stanno mostrando tutta la loro scarsa credibilità e ipocrisia.

Cosa intende?

Questo governo si è presentato al popolo italiano con l’idea, tra le altre cose, di riformare la Costituzione entro 18 mesi. All’interno di questa ipotesi, era contenuta la riforma elettorale, da realizzarsi in funzione della revisione dell’architettura dello Stato (superamento del bicameralismo perfetto, rafforzamento dei poteri del premier, ecc…). Quindi, era stata considerata una misura importante, ma non prioritaria. Ma questa era l’impostazione precedente dalla sentenza definitiva di condanna di Berlusconi.

Poi, cos’è successo?

La riforma costituzionale è passata in secondo piano, anche grazie all’M5S che ha preteso lo slittamento, ritenendo impensabile la riforma della Carta con un condannato; tuttavia, i partiti, improvvisamente, hanno iniziato a considerare la modifica del sistema di voto prioritario e indispensabile.

Cosa c’entra la sentenza con il cambiamento di prospettiva?

Nonostante Berlusconi abbia dichiarato che continuerà a sostenere il governo, il timore che cada continua ad esserci. I partiti, quindi, sapendo che sarebbe stato condannato, cautelativamente hanno deciso di approvare una procedura d’urgenza per varare, entro ottobre, un sistema elettorale che li garantisca.

Quale sarebbe il sistema maggiormente in grado di farlo?

Come faccio a rispondere se neppure i diretti interessati hanno la benché minima idea del sistema che gli conviene? Sia il Pd che il Pdl hanno le idee confuse. Si parla di maggioritario, è vero, ma a doppio turno? Secco? Vogliono tornare al Mattarellum? Un proporzionale non truccato? Non lo sanno.

L’M5S, invece, che legge preferirebbe?

Va detto, anzitutto, che il maggioritario, indubbiamente, in certi Paesi ha garantito maggiore efficienza e governabilità, semplificando il sistema grazie ad una netta distinzione tra maggioranza e opposizione. Tuttavia, si tratta di un modello applicabile a scapito della democrazia: al di là dei due blocchi, infatti, non è dato ad altre forze la possibilità di esprimersi. In ogni caso, resta il fatto che in Italia, oggi come non mai, non è utilizzabile.

Perché no?

Nonostante quello che dicono i detrattori dell’M5S, il movimento è ancora forte, lo testimoniano tutti i sondaggi. Quindi, nel nostro Paese non ci sono due grandi poli, ma tre. Il maggioritario è auspicato esclusivamente da chi vuole eliminarne uno.

Quindi?

L’M5S dovrebbe spingere nella direzione di una sistema proporzionale. Magari, con alcuni correttivi, quali soglie di sbarramento attorno al 5%, o un premio di maggioranza calmierato, che non infici la rappresentatività effettiva delle forze politiche come l’attuale.

Con il proporzionale, qualunque forza risultasse vincente sarebbe obbligata a delle alleanze per governare. Come si concilia questo sistema con il rifiuto dell’M5S ad allearsi con chiunque?

Beh, con il proporzionale, in ogni caso l’incarico di governo viene dato alla forza che ha ottenuto più voti. Se risultasse tale l’M5S il capo dello Stato non potrebbe fare altro che inaugurare le consultazioni per il nuovo governo a partire dal vincitore.

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da Il Sussidiario – che ringraziamo – esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

Copyright © Il Sussidiario. All rights reserved