Le tre grandi bugie che distorcono i mercati

26 Settembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Per giustificare il persistere delle politiche di allentamento monetario straordinarie, il presidente della Fed Ben Bernanke ha citato un inasprirsi delle condizioni creditizie.

Come si vede nel grafico a fianco, in cui è rappresentato l’indice delle condizioni finanziarie in Usa a cura di Bloomberg, le attività sono vicine ai massimi storici. A dover temere non sono gli Stati Uniti, bensì i mercati emergenti.

Vediamo di fare un po’ di ordine. Dagli Anni 90, i tre principali cicli di restringimento monetario della Fed sono durati in media 16,7 mesi con l’obiettivo sui tassi dei Fed Funds che è aumentato in media di 300 punti base.

Il mercato delle opzioni sul tasso di cambio euro dollaro ci dice che il prossimo ciclo di stretta monetaria inizierà a metà 2014 con un incremento dell’obiettivo sul costo del denaro di meno di 200 punti base entro la fine del 2016, ben sotto la media storica.

Tenuto conto dei dati macro fondamentali dell’economia Usa, la Fed non dovrebbe incrementare i tassi di riferimento prima del 2015, ma al contempo potrebbe alzarli più di quanto non si aspettino i mercati.

Un tasso di circa il 4% equivarrebbe a un ciclo di stretta monetaria di 400 punti base rispetto ai valori attuali, sopra la media. È un evento possibile, in particolare considerando che disoccupazione e inflazione si stanno riassestando su livelli considerati più accettabili dalla Banca centrale Usa.

La decisione sorprendente della Fed di non staccare la spina al bazooka del QE3 (Quantitative Easing, il programma di acquisto di titoli di Stato al ritmo di 85 miliardi di dollari al mese) unita ai segnali di ripresa in Cina ha illuso i mercati e potrebbero suscitare un esagerato ottimismo tra gli investitori dei mercati emergenti, sopratutto in Asia. Dove la situazione non è così rosea.

Le previsioni per la crescita del Pil in Asia nel 2014 sono scese progressivamente durante gli ultimi quattro mesi al 6,3% (gli ultimi dati risalgono al 23 settembre) dal 6,9% di inizio di maggio.

È previsto, poi, un deterioramento delle condizioni finanziarie ed economiche dei Paesi in via di sviluppo, dovuto a una fuoriuscita di capitali, che coinflurianno verso gli Usa. In particolare sono a rischio le economie con i più ampi deficit di bilancia commerciale.