Economia

Le nuove sfide per le imprese di successo

In un momento che appare decisivo per il sistema delle PMI italiane, gli imprenditori devono scegliere se sperare di resistere in qualche maniera alle sfide dei tempi, oppure se affrontarle con consapevolezza e coraggio.

Le nuove sfide de nel lavoro

Il tutto in una situazione di straordinaria e sorprendente volatilità (basti pensare, tra i tanti, all’“effetto Trump”) che deve pure essere inquadrata nella piena consapevolezza della scarsità delle risorse (in un pianeta sempre più aggredito da un’umanità vorace) e della responsabilità che ciascuno deve assumere perché esse non siano più sprecate. In primo luogo, non bruciando ricchezza e non consumandone altra per ricostituirla.

È questo il “cappello” sotto il quale vanno coordinati tutti i recenti interventi che, tentando di operare una cesura formidabile con il passato, chiedono alle piccole e medie imprese italiane di cambiare pelle e di rispettare nuovi canoni, non più eludibili, nell’esercizio dell’attività economica.

Le soluzioni per le imprese

Oggi, dunque, non basta più rispettare le leggi (come è richiesto a ogni persona fisica o giuridica); assolvere gli obblighi fiscali (come devono fare tutti i contribuenti); permettere la precisa ricostruzione dei propri affari con una contabilizzazione ordinata (come compete a tutti gli imprenditori); mantenere i requisiti di capitalizzazione (come, di norma, è obbligo per i soggetti che godono della responsabilità limitata). Oggi si chiede all’impresa di dotarsi di “adeguati assetti” contabili, amministrativi e organizzativi. E ciò non solo per prevedere tempestivamente le possibili crisi, sempre più frequenti e incombenti, e reagire per tempo.

Ma anche per operare con piena consapevolezza dei rischi e con strumenti efficaci ad evitare i danni da inefficienza (con le immaginabili conseguenze socialmente pregiudizievoli, sia sugli stakeholders che per il sistema nel suo complesso) e per rafforzare il proprio merito creditizio, molla indispensabile per il rafforzamento e la crescita.

Oggi si chiede all’impresa di passare dunque dal tradizionale scopo di lucro – misurato da un conto economico esclusivamente quantitativo, materiale e monetario – al perseguimento del successo sostenibile, che si ottiene solo quando l’utile dell’attività contribuisce all’utilità generale. Obiettivo che richiede quindi di adottare tutti quei criteri che dovrebbero guidarla – e misurarla – nell’assunzione delle responsabilità delle quali l’imprenditore, proprio “alzando l’asticella”, dovrebbe farsi carico nei confronti propri e dell’ambiente nel quale opera.

In questo quadro – nel quale la consapevolezza dei rischi, raggiunta attraverso l’analisi dello scenario politico, economico e legale nel quale l’impresa opera, costituisce elemento portante degli adeguati assetti – si inserisce a pieno titolo anche il versante del Tax Control Framework. E lo fa in modo essenziale ed esemplare, finalmente creando le condizioni per un radicale cambiamento di rotta nei rapporti tra Fisco e imprese.

Il passaggio dalla “escapologia” al confronto e alla collaborazione è una sfida che, ovviamente, riguarda la Pubblica Amministrazione quanto, se non di più, il mondo imprenditoriale. Ma è un passaggio epitomico per un mondo che deve affrontare una vera rivoluzione culturale e lo potrà fare solo attraverso un’alleanza con il ceto bancario e quello professionale. A condizione, naturalmente, che anche quest’ultimo metta in discussione se stesso e si renda conto di avere oggi più che mai un compito strategico ed evangelizzante.

Sarà necessario per esso un metodo originale di aggregare e organizzare, con un approccio manageriale, saperi diversi; accomunati dalla vigile attenzione a un futuro sempre più imminente e dalla consapevolezza della necessità di una profonda integrazione dell’offerta consulenziale.

L’articolo integrale è stato pubblicato sul numero luglio-agosto 2025 del magazine Wall Street Italia. Clicca qui per abbonarti.