Le migliori scelte di investimento per giovani millennial

13 Maggio 2019, di Daniele Chicca

Per un giovane che si affaccia nel mondo del lavoro la prima regola dovrebbe essere quella di informarsi, investire su se stessi e il proprio capitale anche umano, non solo materiale. La conoscenza e l’apprendimento sono a detta di tutti gli esperti il miglior investimento. Quando si è a buon punto del proprio percorso formativo e si è anche raggiunta un’educazione finanziaria minima, prima ancora di passare al mondo degli investimenti, il consiglio dei professionisti del mondo dell’asset management ai millennial è di assicurarsi.

Prima ancora di investire un euro dei propri risparmi è meglio proteggere il proprio capitale “umano” e dunque la propria capacità di generare reddito. È l’arma principale che si ha. Se per qualche disgrazia quest’arma dovesse venire meno, il proprio capitale andrebbe in fumo. Proteggersi contro eventi negativi, tra cui incidenti e malattie, è il solo modo per garantire il proprio prezioso capitale umano. E da giovani si può fare a prezzi relativamente bassi.

Per quanto riguarda i prodotti finanziari

Una volta che si è costruito un piccolo fondo per le emergenze, e si è assicurato il tuo capitale umano, si può cominciare a pensare a investire i soldi (probabilmente pochi vista l’età). Innanzitutto bisogna fare un calcolo delle spese, dei risparmi possibili e dei costi eventuali di un servizio di gestione attiva del portafoglio. Tenendo presente che i capitali investiti e i rendimenti relativi sono soggetti a tassazione.

Da giovani si può pensare di investire anche in modo aggressivo, cioè comprando prodotti azionari ben diversificati, sfruttandone l’interesse composto. Prima però bisogna imparare a risparmiare. Imparando a mettere ogni mese una cifra da parte da dedicare all’investimento in un fonde pensione o in un piano di accumulo di capitale (PAC).

L’aggressività nel portafoglio di un neo lavoratore millennial è giustificata dal fatto di avere un orizzonte temporale molto lungo davanti e sé e nell’ipotesi di non avere ancora figli a carico e una famiglia da mantenere (o che ti può mantenere).

Inoltre il mercato azionario anche quando cade rovinosamente alla lunga storicamente tende a recuperare. Chi ha investito nell’indice S&P 500 mille euro 30 anni fa oggi si ritroverebbe con quasi 20 mila euro. La ciclicità è inevitabile ma non bisogna farsi prendere dal panico. Nella convinzione che a lungo termine il sistema economico mondiale è destinato a crescere e prosperare. “Investire in un fondo azionario significa partecipare a questa prosperità, alla crescita dell’economia mondiale e dei profitti aziendali”, osserva David Volpe, gestore patrimoniale presso Azimut.

“I crolli del mercato non intaccano il valore delle migliori aziende. Perché non ci affliggiamo quando il mercato immobiliare scende e, con esso, il prezzo dell’immobile che abbiamo acquistato? Perché attribuiamo all’immobile un valore concreto fatto di affetti, opportunità e radici che non viene intaccato dalla volubilità del mercato immobiliare. Si sente dire spesso che ‘il mattone è il miglior investimento’ (personalmente non sono d’accordo). Il mercato azionario non sfugge a questa logica: il tempo permette di recuperare anche le crisi più profonde“.

In tutti i casi, prima di prendere qualsiasi decisione di investimento chiedi un parere professionale di un consulente di fiducia.

Fondo pensione, meglio se aperto

Se si ha la disponibilità di poter investire a lunghissimo termine (intorno ai 30 anni) una cifra superiore al migliaio di euro, Volpe suggerisce di sottoscrivere un fondo pensione aperto, “a condizione che i versamenti futuri siano liberi e non imposti e che fondo e gestore abbiano un buon track record”.

Così facendo si pone “data certa” all’adesione al sistema di previdenza complementare. Più indietro è tale data, maggiori sono i benefici fiscali e/o contributivi di cui un giorno si potrà godere. Il problema dei fondi pensione è che una volta giunto il momento della pensione, si può riscattare solo una parte del capitale accumulato. L’altra viene infatti versata come un assegno previdenziale integrativo.

Una cosa da sapere sui fondi pensione è godono di particolari benefici fiscali rispetto ai tradizionali fondi di investimento, ma si è vincolati a un obiettivo: quello di accantonare fino alla propria pensione. Si potrà ritirare il proprio capitale maturato una volta che si terminerà la propria attività lavorativa maturando il diritto alla pensione. Un anticipo è permesso solo per malattie gravi.

Ci sono fondi a linea garantita e azionaria. Si può optare per una liquidazione come rendita, oppure metà in rendita e metà come capitale. Si può anche richiedere tutto come capitale se la rendita derivante dalla conversione di almeno il 70% del montante finale sia inferiore al 50% dell’assegno sociale.

I piani di accumulo di capitale (PAC) e PIC

Per via della loro flessibilità i Piani di accumulo di capitale (PAC) sono un’ottima strategia di investimento alla portata di tutti per chi vuole collocare i risparmi a medio e lungo termine (otto o dieci anni almeno). Consentono di aumentare il capitale investito gradualmente nel tempo.

Si tratta tuttavia di una metodologia che comporta qualche rischio, in quanto dipende comunque dalle oscillazioni di mercato. Al contempo può fruttare anche rendimenti buoni. Per queste ragioni si può pensare anche di utilizzare solo una parte delle proprie risorse in questo strumento.

È ideale infatti se si desidera dedicare una fetta del portafoglio a strumenti particolari, con obiettivi di lungo periodo. È il caso di chi per esempio vuole puntare su un settore specifico o aumentare l’esposizione a determinate aree geografiche. Il consiglio della maggior parte dei consulenti finanziari per massimizzare i rendimenti con i PAC è di applicare la metodologia su strumenti diversificati come fondi azionari (siano essi attivi o passivi).

C’è un’altra opzione, poi, per i millennial, come ricorda su Quora Alessandro Bertagna, fondatore di InvestireConsigliato.com. “Se si ha più esperienza e si ha la confidenza necessaria ad affrontare le oscillazioni dei mercati, in alternativa la stessa cifra può essere dedicata a PIC (investimento unico) annuale per il ribilanciamento periodico del proprio portafoglio”.