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Lavoro: solo 3% azende vuole assumere nei prossimi 3 mesi

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Roma – Le prospettive a breve termine non appaiono tra le più rosee, almeno stando a quanto dichiarato dai datori di lavoro intervistati da ManpowerGroup nella sua indagine trimestrale sulle intenzioni di assunzione previste nel periodo ottobre-dicembre: le risposte degli imprenditori restituiscono infatti uno scenario occupazionale che rimane ancora debole e con segno negativo, tornando ai livelli di un anno fa.

Il dato previsionale, si legge in un comunicato del gruppo specializzato nel trovare soluzioni per il mondo del lavoro, a seguito degli aggiustamenti stagionali, si attesta a quota -9% registrando un indebolimento nei programmi di assunzione pari a 6 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e rimanendo invariato rispetto a un anno fa.

L’indagine, condotta su un campione rappresentativo di oltre mille datori di lavoro in tutta Italia, rileva che solo il 3% degli imprenditori intervistati prevede di incrementare il proprio organico nei tre mesi a venire, mentre il 14% di essi prospetta una riduzione. Esprime tuttavia una certa stabilità quell’81% di imprese che dichiara di non prevedere sostanziali variazioni nella composizione numerica del proprio staff. A livello territoriale, sono gli imprenditori del Centro Italia a prospettare il mercato del lavoro più ottimista, con una Previsione pari a 0% che lascia spazio a una maggiore fiducia, mentre quelli nel Nord Est esprimono le prospettive di assunzione più deboli facendo segnare il dato previsionale meno ottimista dal 2003, ora a quota -11%. Scenario occupazionale poco promettente anche nelle regioni del Sud e Isole dove la Previsione si attesta a -10%, e nel Nord Ovest dove le intenzioni di assunzione dei datori di lavoro portano la Previsione a -8%.

“L’esito dell’indagine riflette il clima di profonda incertezza che anima i mercati finanziari dell’euro zona e che rende complessa per le aziende la visione e la programmazione a breve termine delle proprie attività e delle possibili azioni di sviluppo” dichiara in una nota Stefano Scabbio, presidente e amministratore delegato di ManpowerGroup Italia e Iberia.

“Il timore per la tenuta dell’euro e la precarietà degli equilibri economici internazionali da una parte, il perdurare della mancanza di liquidità del credito e il ristagno dell’economia dall’altra, si traducono per le aziende in azioni di contenimento dei costi, in reticenza o impossibilità a investire in crescita e innovazione, in un generale atteggiamento di cautela e prudente attesa di una visione più chiara degli scenari economici futuri – nazionali e internazionali – prima di assumere nuovo personale e ampliare gli organici”.

I risultati dello studio previsionale di ManpowerGroup si inseriscono nel contesto dell’attuale quadro occupazionale segnato da un tasso di disoccupazione al 10,7% (Istat, luglio 2012), che per i giovani ha raggiunto quota 35,3%, e un saldo tra flusso di entrata e flusso di uscita di lavoratori dal mercato che rimane negativo: le previsioni di Unioncamere per il 2012 vedono infatti l’ingresso al lavoro di 631.340 unità a fronte della fuoriuscita di 761.850 unità, con un saldo pari a -1,1%.

Dal combattuto articolo 18 alla contrattualistica “in entrata”, dal rinnovato apprendistato alla stretta sulla flessibilità “cattiva”, dai nuovi ammortizzatori sociali ai mutati adempimenti burocratici, gli esperti di diritto del lavoro sono per il momento scettici sul contributo che la riforma del Lavoro del ministro Elsa Fornero potrebbe dare per invertire il trend.