Mercati

L’arrivo di settembre non è apprezzato dai mercati. Ecco perchè

Ci troviamo alle ultime battute del mese di agosto e quindi dei primi otto mesi del 2023. In questo arco di tempo I mercati azionari hanno registrato un trend sostanzialmente positivo, nonostante la crisi del settore bancario che ha messo sotto pressione i mercati a marzo e poi la correzione che abbiamo visto durante il mese in corso. La performance delle azioni è stata sostenuta dal calo dei tassi di mercato, fattore che ha parzialmente controbilanciato l’indebolimento degli utili corporate. Da sottolineare che il rialzo del mercato azionario statunitense è stato guidato da un ristretto gruppo di titoli large cap che hanno beneficiato del calo dei tassi e degli utili che hanno superato le attese riviste al ribasso.

Cosa aspettarci da settembre?

“Settembre è alle porte ed è tipicamente il mese più debole per i mercati, a causa della depressione da fine estate, della raccolta delle perdite fiscali dei fondi comuni e delle spese per il rientro a scuola. Con le azioni già scese del 5% in agosto, questo modello stagionale contribuisce a creare un clima di cautela. Riteniamo che questo consolidamento fosse atteso e che la volatilità sia troppo bassa, ma che i mercati rimangano fondamentalmente sostenuti dalla ripresa degli utili e da valutazioni sicure, con l’inflazione in calo e i tassi di interesse ai massimi” afferma Ben Laidler, global markets strategist di eToro, secondo cui il debole “effetto settembre” potrebbe essere stato anticipato ad agosto, come è ormai ben noto, e sta solo preparando il tipico rally di riposizionamento del quarto trimestre dell’anno.

 

“Abbiamo analizzato 15 dei maggiori indici azionari mondiali risalendo in media a 50 anni fa. Il rendimento tipico dei prezzi di settembre è stato un calo dell’1,1%, di gran lunga il peggiore dei tre mesi medi di ribasso osservati” spiega Laidler.  Dal come si può vedere dal grafico qui sopra nessuno dei mercati analizzati è stato positivo. La maggiore debolezza si è registrata negli indici meno grandi e più volatili, guidati dal FTSE MIB italiano, dal DAX tedesco e dal FTSE 250 britannico a media capitalizzazione. “La stagionalità dei mercati azionari statunitensi è stata inferiore alla media globale. Abbiamo anche visto prove dell’anticipazione della debolezza dei prezzi di settembre che è scivolata ad agosto puntualizza il top manager di eToro.

L’arrivo delle Ipo cosa comporterà?

Nel frattempo, settembre sarà il mese in cui la lenta rinascita del mercato statunitense delle IPO sarà messa alla prova. “La pipeline vede la società britannica Arm, licenziataria di tecnologia dei semiconduttori e di proprietà della giapponese Softbank, che ha presentato quella che si prospetta come la più grande IPO dell’anno. A seguito si prospettano il marchio tedesco di calzature Birkenstock, sostenuto da LVMH, e la piattaforma statunitense di consegna di generi alimentari Instacart. Le prime due hanno scelto di quotarsi a New York piuttosto che nei rispettivi mercati nazionali, viste le valutazioni più elevate e la maggiore base di investitori, e saranno incoraggiate dall’impennata del 28% registrata quest’anno dall’indice Renaissance dei titoli recentemente quotati, che ha superato di gran lunga l’S&P 500″ spiega Laidler.

Nel complesso, si legge nella nota, “l’attività IPO di quest’anno è stata inferiore al 10% di quella registrata nel boom di quotazioni del 2021, ma si sta lentamente risollevando grazie alla tendenza agli spin-off aziendali, alla recente IPO del ristorante CAVA e un contesto di performance di mercato e di appetito degli investitori più forti. Si tratta di un segnale positivo di maggiore ottimismo da parte delle aziende. Ma la realtà è che, seppur molti più grandi, i titoli statunitensi stanno diventando molto meno numerosi. Dopo aver raggiunto il picco nel 1996, il numero di azioni quotate negli Stati Uniti è sceso di oltre il 40%, poiché l’attività di IPO è impallidita rispetto al numero di fusioni e acquisizioni e di operazioni di private equity “take-private”.

“Un ritorno alle IPO è una benedizione mista, ma l’aumento dell’offerta non dovrebbe far temere per le valutazioni del mercato Usa. Le attività di M&A e i buyback per circa 1.000 miliardi di dollari l’anno fanno da contraltare alle IPO, limitando l’offerta di azioni e contribuendo a sostenere le valutazioni più alte del mondo” conclude Laidler.