La volatilità apre la porta a un nuovo ciclo, l’editoriale del magazine di maggio

10 Maggio 2018, di Massimiliano Volpe

Nelle ultime settimane sui mercati finanziari si è riaffacciata la volatilità dopo alcuni anni in cui ci si era completamente dimenticati della sua esistenza. Un fattore che, secondo i gestori da noi interpellati, non rappresenta un rischio ma un campanello d’allarme per reimpostare l’asset allocation dei propri investimenti.

Come sempre i listini anticipano i movimenti dell’economia e probabilmente anche oggi siamo in questa situazione. L’economia a stelle e strisce sta vivendo uno dei suoi cicli di espansione più lunghi della storia e alcuni indicatori economici, come le crescenti pressioni salariali, ci dicono che questa fase probabilmente è arrivata al suo culmine.

In questo contesto gli investitori hanno preferito tirare i remi in barca e i mercati azionari hanno vissuto momenti di incertezza. Una soluzione per rimanere investiti in questa fase è quella di delegare la scelta delle asset class da avere in portafoglio ai gestori attraverso i fondi flessibili. Il porto sicuro rappresentato in passato del mercato obbligazionario soffre ora dell’effetto duration legato alla fase di rialzo dei tassi di interesse da parte delle banche centrali che può penalizzarne i prezzi.
Se sui mercati latitano le performance il lavoro dei consulenti finanziari non sembra al momento risentirne.

L’interesse dei consulenti e banker è ancora focalizzato sui numerosi cambiamenti che potrebbero caratterizzare la loro attività nei prossimi anni, legati all’introduzione delle numerose novità normative di cui abbiamo ampliamente parlato nel corso degli ultimi numeri. L’ultima edizione del Salone del Risparmio è stata l’occasione per fare il punto della situazione.

Dalle numerose conferenze che si sono tenute nel corso della tre giorni sono emersi tre grandi fattori di cambiamento: il ridimensionamento delle architetture aperte che negli ultimi anni hanno costituito un elemento distintivo per consulenti e banker, la contrazione dei margini per il settore della consulenza e il maggior focus sul cliente in ottica di servizio, che ci dovrà essere sempre più in futuro, rispetto al semplice collocamento di prodotti finanziari.

È proprio a partire da questi tre punti che il lavoro dei consulenti dovrà essere reimpostato per garantire ai risparmiatori un adeguato livello di servizio e performance superiori al semplice fai da te, sempre più difficile da mettere in atto.

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