La rana bollita. L’editoriale del magazine Wall Street Italia di settembre

13 Settembre 2019, di Leopoldo Gasbarro

Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota una rana. Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare. La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa. L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce bollita.
Se la rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa e sarebbe balzata subito fuori dal pentolone. Invece…
Perché uso questa metafora? Ho pensato alla rana bollita il giorno in cui sono entrato in una piccola filiale di banca il cui direttore è un caro amico. Erano in tre, lui ed altri due colleghi. “Come va?”. Ho chiesto. Era circa mezzogiorno e non c’era nessuno a far la coda agli sportelli. “Benissimo – risposero in coro – siamo arrivati ad avere quasi 22 mln di masse”. È in quel preciso istante che ho pensato alle Rane che Bollivano.
22 mln. Conoscevo consulenti finanziari che avrebbero ritenuto marginale un portafoglio da 22 milioni. Pensai che quella filiale, di fatto, era già chiusa, ed il loro posto di lavoro a rischio. “Saltate in fretta fuori dalla pentola – dissi al mio amico e ad i suoi colleghi – l’acqua sta per bollire e voi non ve ne rendete conto”.
Mi guardarono come fossi pazzo. Io!?

leopoldo.gasbarro@triboo.it