La politica in vetrina: addio alla palude

1 Maggio 2017, di Giovanni Falcone

In questo giorno di festa, di ponte e di vacanza, quasi due milioni sono andati al voto per le Primarie del Partito democratico per eleggere il nuovo Segretario.

Tutto confermato, tutto come largamente previsto.

L’esito della competizione ha rivisto vincere l’ex premier Matteo Renzi, la mozione che più di altre, parla di futuro, di problemi da risolvere insieme ai tanti italiani che ci credono.

Non serve cercare l’unità con forze politiche che hanno abbandonato il Partito democratico e che alla fine, come appare evidente, non rappresentano neanche se stesse. Le alleanze si devono fare con i cittadini, anche quelli che si sono allontanati per allocarsi in altri lidi o quelli che da tempo, non senza ragione,  hanno abbandonato la politica.

Abbandoniamo definitivamente i populismi, gli stregoni che vogliono sostituirsi alla scienza nella cura delle malattie, alle sette che non conoscono i valori della democrazia e ai partiti che non riconoscono la necessità ed i valori delle Primarie per la scelta della futura classe dirigente.

Uno dei competitor, l’attuale Ministro di Grazia e Giustizia Andrea Orlando ha detto che è soddisfatto dei risultati – secondo il detto l’importante è partecipare.

Contento lui, ancora più lo siamo noi che non lo abbiamo votato.

Nello stesso tempo, al pari come se avesse vinto aggiunge che il Partito democratico seguirà i caratteri e i contenuti della sua mozione: unità ad ogni costo.

Insomma, Orlando, pur avendo chiaramente perso, anche abbastanza malamente a giudicare dai numeri, è come se avesse vinto in quanto sarà la sua mozione a prevalere, alla lunga, dice il Ministro, sulla distanza.

Vorrei sommessamente ricordare che i problemi non si risolvono quando la si pensa all’opposto, quando ci sono partiti interessati soltanto a fare chiacchiere senza assumersi responsabilità alcuna. Quella stagione delle chiacchiere a tempo perso, egregio signor Ministro è finita, quella stagione in cui si aprivano tavoli e si  parlava, parlava e, alla fine, non essendo quasi mai d’accordo su nulla si rinviava sine die.

No signor Ministro, la sua mozione, con tutto il rispetto, ha perso e coerentemente, la prego di adeguarsi alla linea della maggioranza che, ahimè, non è la sua.

La maggioranza, signor Ministro Orlando è quella che è uscita il 4 dicembre – e che lei molto inopinatamente continua a chiamare la Waterloo del Partito democratico.

Non è vero o almeno non è vero nella misura che lei descrive quella giornata.

Il 4 dicembre 2016, signor Ministro, abbiamo capito che il 41% degli italiani aventi diritto al voto, vogliono cambiare l’Italia, vogliono ridurre la burocrazia e i costi della politica. Vogliono abolire gli enti inutili e rendere più efficienti i processi amministrativi nei rapporti dei cittadini  e delle imprese con la Pubblica amministrazione.

Il 4 dicembre signor Ministro, il Partito democratico si è presentato agli italiani, ha assunto una propria identità, si è fatto riconoscere al termine di un letargo che durava da trent’anni e le assicuro che quei tredici milioni che hanno votato la Riforma costituzionale, sono gli stessi che oggi si sono fatti sentire, ed io tra questi.

Non aspettavamo altro che riprendere un processo riformatore momentaneamente interrotto del quale non fanno parte quei cespugli che lei sta ancora cercando.

Sono cespugli che pensano ad altro, alle poltrone sicuramente, ma non certo alle riforme e al bene dell’Italia e degli italiani