La fiducia negli altri è una spinta per la crescita

27 Gennaio 2022, di Luca Losito

Nell’era del capitalismo e dei mercati globalizzati, la fiducia è il carburante indispensabile per far correre più velocemente il motore dell’economia di un Paese. La vera difficoltà per gli esperti sta nel quantificarne in maniera precisa il peso. Eppure, essa c’è e incide in maniera robusta sugli indicatori più noti, come il PIL. E nel momento in cui viene a mancare se ne pagano pesantemente le conseguenze.

Nel corso degli anni, gli studi in questo ambito sono stati vari e hanno portato alla luce dei risultati che sottolineano l’assoluta importanza di un valore come la fiducia. Gli economisti Paul Zak e Stephen Knack hanno evidenziato, in una ricerca pubblicata nel 1998, che un aumento del 15% nella convinzione di una nazione sull’“affidabilità della maggior parte delle persone” può aggiungere un punto percentuale completo alla crescita economica ogni anno.

Nel 1996 il sociologo Fukuyama in una sua ricerca ha scoperto l’esistenza di una forte correlazione positiva tra capitale sociale e crescita economica, evidenziando come un Paese che abbia accumulato notevole capitale sociale, registri alti tassi di industrializzazione e la presenza di grandi imprese. Il capitale sociale altro non è che l’espressione concreta di un alto tasso di fiducia tra i concittadini, che si interfacciano maggiormente tra loro e nello scambio di idee nascono nuovi progetti di business.

Come dicevamo, può incidere sia in modo positivo e sia in maniera negativa. Un esempio concreto e tangibile di queste teorie sono la Russia e il Sud Italia, aree geografiche così diverse tra loro ma che hanno un fattor comune dal punto di vista sociale, ovvero tassi di fiducia tra i cittadini molto bassi. Proprio questo sembra essere il primo fattore che le porta ad avere una crescita economica limitata. La fiducia è un vero e proprio acceleratore sociale di consumi, investimenti e prodotto interno lordo.

In questa fase potremmo trovarci in una fase recessiva per la fiducia. In momenti così, la gente tende a pensarci su due volte prima di effettuare un investimento. La stessa cosa accade nel mondo del lavoro, andando a rallentare la produttività. Un altro studioso importante come il politologo americano Francis Fukuyama, nel suo libro del 1995 Trust, ha affermato che “se puoi fare affidamento sulle persone per fare ciò che dicono che faranno, senza costosi meccanismi coercitivi per renderle affidabili, molte cose diventano possibili”.

La fiducia ha un ruolo che per l’economia, ed in generale la società, va molto al di là di altri aspetti più “tecnici” ed è alla base della cosiddetta “economia comportamentale”, dove ogni attore decide come allocare le proprie risorse basandosi in gran parte sul percepito e su elementi qualitativi (le aspettative sul futuro ad esempio) rispetto a quelli quantitativi, che in alcuni casi potrebbero indicare anche scelte opposte.

Tradotto in termini pratici significa che il grado di fiducia dei prossimi mesi avrà un impatto decisivo sulle decisioni relative a risparmio, investimenti, spese delle famiglie, avviamento o cessazione di attività imprenditoriali, desiderio di sfidare le convenzioni e lo status quo da parte delle nuove generazioni. Tutti ingredienti cruciali per una ripresa robusta, che – guarda caso -, erano inclusi nell’aspettativa di un futuro migliore e tutto da scrivere alla base della ricetta del boom economico italiano del dopoguerra.

La finanza infine è un laboratorio ideale per comprendere come elementi di natura emotivo-comportamentale influiscano sui risultati di mercati, aziende, comunità. Si pensi ad esempio all’effetto “momentum”, ovvero l’inerzia di cui gode un titolo che ha ben performato nel periodo immediatamente precedente. Si tratta di una spinta al rialzo (o al ribasso, in caso di performance negativa) su cui il titolo può contare ancora per un certo lasso temporale dopo aver raggiunto il suo massimo/minimo “valore implicito adeguato”, in modo decorrelato dai fondamentali tecnici sottostanti, grazie alla percezione e alla conseguente all’aspettativa sul futuro che compratori e venditori hanno sullo stesso.

Dunque, la fiducia è un fattore cruciale per il nostro futuro, tanto per la finanza quanto per l’economia reale. È un elemento imprescindibile per stimolare i mercati e per comprendere i risultati di aziende e società. Preservarla è quindi fondamentale per promuovere la creazione di un contesto fertile sul quale far partire e poi proseguire senza tentennamenti la ripresa post pandemica a livello globale.

L’articolo integrale è stato pubblicato sul numero di gennaio del magazine Wall Street Italia