La Cina continua a sorprendere, ma l’Australia non scherza

9 Dicembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

Riprendiamo la settimana dopo una piccola pausa che non ha di certo impedito al mercato di muoversi. Vediamo subito la situazione macro partendo dagli States, dove è certo ancora presto per stabilire l’impatto che potrà avere la riforma fiscale che il presidente Obama ha dichiarato di aver stabilito per il prossimo anno con il supporto dei Repubblicani (anche se in genere il passato ricorda come in genere ogni movimento non abbia beneficiato al biglietto verde nel breve periodo): dall’unione europea invece, a parte qualche dato previsto in linea con le attese in uscita oggi proveniente dalla Germania, per il momento è ancora centrale la diatriba relativa agli Eurobond.

Il mercato però, nonostante a volte ci si concentri solamente sui due lati dell’Atlantico, è fatto di molti altri paesi ed in questo caso ci sono due elementi interessanti da considerare per le prossime ore. Il primo proviene dalla vicina Gran Bretagna, dove è attesa oggi la decisione della BoE sui tassi di riferimento.

Nonostante il mercato attenda ampiamente un nulla di fatto, e tassi quindi fermi allo 0.50%, sarà interessante notare come il board se la caverà in termini di comunicazione della decisione (ovviamente lo scopriremo tramite le minute che sono sempre pubblicate un paio di settime dopo), in quanto si troverà a fare i conti con un’inflazione in ripresa ed una serie di dati decisamente misti. Non dimentichiamo inoltre che è prevista inoltre la comunicazione del piano di riacquisto di Treasuries, anche se dovrebbe essere confermato a 200 miliardi.

Il secondo e più interessante elemento giunge dalla lontana Australia, forse l’unico paese, oltre alla Cina, in grado di sorprendere con dati decisamente fuori dal comune. Questa notte abbiamo avuto la pubblicazione di una serie di dati sull’occupazione, la miglior serie da 10 mesi, che hanno mostrato un calo del tasso di disoccupazione (tasso disoccupazione 5.2% e creazione di nuovi posti di lavoro il mese scorso per 54.600 unità) ed uno stato di salute ottimo.

Questo potrebbe risultare ancora positivo per dollaro di casa, ma di certo non rende la vita facile al board della Reserve Bank of Australia che da un lato avrebbe tutte le carte in regola per attuare un nuovo rialzo dei tassi e portarli al 5% dal 4.75% attuale, mentre dall’altro lato potrebbe obbligarli a compiere un movimento prima del tempo e prima che altri tasselli internazionali vadano ad incastrarsi nello scenario economico globale.

AudUsd – grafico giornaliero

Passiamo ora alla sezione di analisi tecnica volgendo lo sguardo verso l’eurodollaro. La rottura ieri notte del minimo indicato come chiave a 1.3250 ha complicato la situazione seppur, già verso la metà della giornata, i prezzi hanno ricominciato a salire facendoci considerare la situazione solamente una parentesi.

Questo ha portato in dote però due spunti interessanti: il primo suggerisce un nuovo livello di supporto al di sotto di quello ipotizzato, più precisamente in area 1.32-1.3190, mentre il secondo spunto suggerisce di prestare grande attenzione al livello di resistenza dinamica prossimo a 1.3375 (questo è dato congiungendo i precedenti due massimi da inizio dicembre).

Il cambio UsdJpy ha mostrato una rinnovata vitalità completando ieri il movimento di ripresa incominciato martedì scorso. Non vorremmo insistere troppo ma ancora una volta i prezzi si sono fermati prossimi alla fatidica media mobile esponenziale a 100 periodi (84.25, su grafico giornaliero) senza che ancora nessuna candela sia riuscita a completare una chiusura oltre il livello.

Per le prossime ore crediamo possa essere molto importante prestare ancora attenzione a questa configurazione tecnica ed aspettare una chiara rottura prima di schierarsi. L’idea è che una potenziale rottura possa condurre i prezzi al successivo livello chiave di 85.90.

Il cambio EurJpy ha beneficiato della ripresa mostrata dal dollaro nei confronti dello yen. In questo caso ieri è stato archiviato il livello di resistenza a 111.10 proiettandoci al più importante 111.80: una eventuale rottura anche di questo livello statico potrebbe riportare i prezzi in territorio di salita, almeno sino a 112.30 nel breve.

Il recupero del cable ha riportato i prezzi molto vicino ad un livello dinamico utilizzato prima del grande calo della seconda metà di novembre. Se infatti congiungiamo i massimi calanti dal massimo di 1.63 di un mese fa troviamo una trendline, confermata in due punti, che indica in 1.5835 il prossimo livello da superare (se si dovessero cercare conferme per questo livello sarebbe sufficiente tracciare una linea di resistenza statica che congiunga il minimo del 16 ed il massimo del 24 novembre scorsi… esattamente 1.5835). Questo è stato il massimo sino ad ora e possiamo ipotizzare quindi che una sua rottura possa portare ad una ripresa ulteriore del cambio.

Superata d’un fiato la resistenza a 132.10 il cambio GbpJpy ha ora riaperto la strada per un ritorno sul massimo di 134.20, da cui era partita una discesa successivamente ad un perfetto doppio massimo. Il livello che supporta questo scenario è chiaramente ancora l’area di congestione a 132.10-20.

Per avere un’idea dei prossimi livelli del cambio UsdChf si potrebbe osservare un grafico giornaliero e sfruttare quella linea di tendenza positiva nata dal minimo del 14 ottobre scorso a 0.9465. In questo caso potremmo ottenere per le prossime evoluzioni un importante livello di supporto a 0.9725.

Passiamo al cambio EurChf notando come la conformazione dell’ultima settimana, osservando un grafico orario, sembri quasi perfettamente un triangolo. In questo caso la nostra massima attenzione è rivolta alla tenuta di 1.3050 che, se rotto, potrebbe riportare ad una continuazione della tendenza ribassista iniziata al di sopra di 1.36.

Concludiamo con il dollaro australiano che, come abbiamo visto sopra, ha beneficiato di una pubblicazione positiva di dati per ritornare a salire e provare ad attaccare il più importante livello per l’evoluzione del breve: stiamo parlando di 0.9940, che oltre a rappresentare l’ultima percentuale affidabile di ritracciamento del movimento di discesa da 1.0180 sino a 0.9540, quasi perfettamente ha avuto conferma da un tentativo di rottura e da un livello statico precedente.