“L’Europa è in bancarotta politica”

27 Marzo 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – L’euro non si è dissolto, ma la politica dei leader dell’Eurozona ha già fatto abbastanza danni che non saranno mai riparati. Non è un mistero per nessuno, denuncia Raúl Ilargi Meijer, direttore di The Automatic Earth The Automatic Earth , che le popolazioni di Portogallo, Spagna, Italia, Grecia e Cipro vivano oggi in condizioni peggiori di quanto non lo fossero prima dell’introduzione della moneta unica. Quello che è grave è che la situazione potrebbe ancora peggiorare, sostengono gli economisti.

Prima che scoppiasse la crisi cipriota l’Unione europea aveva sempre mostrato il suo pugno di ferro, chiedendo ai Paesi parte dell’Eurozona di rispettare gli obiettivi di deficit e Pil posti dal Trattato di Maastricht.

L’euro aveva, infatti, portato a una prosperità illusoria, durata fintanto che non è emersa la crisi del debito. Poi si sono susseguite manovre di tassazione sempre più pesanti, tagli alle pensioni improponibili. E’ scoppiata una disoccupazione che non conosce limiti. Un dato di fatto però c’è. “E’ il fardello del debito con cui le nazioni più in difficoltà continuano a convivere”, riprende Ilargi Meijer.

Calzante è l’esempio di Cipro. Secondo il giornalista non è una vittima dell’euro come le altre. Qui a fare la differenza è la tempistica. Entrata nell’Unione europea nel 2004, l’isola non ha introdotto la moneta unica fino al 2008.

Ma già da allora le sue attività bancarie rappresentavano il 450% del Pil: avrebbero messo a dura prova la stabilità dell’intero sistema euro. Bruxelles è rimasta a guardare. “Dovrebbero essere licenziati tutti perché è impossibile che non sapessero: non hanno voluto agire”, riprende Ilargi Meijer. “Che si chiamino Van Rompuy, Barroso e Olli Rehn o Angela Merkel non fa differenza, sono solo arroganti e incompetenti”.

Quello che deve essere modificato è il meccanismo di funzionamento della democrazia europea. “Viviamo in una democrazia dove la Germania con la sua quota pari al 24% della popolazione dell’Unione europea, decide la linea da seguire”. Berlino lo fa con una visione limitata, che si ferma ai confini del Paese. “A loro non importa quello che succede alla gente per le strade di Nicosia, di Porto o di Siviglia; l’importante è che non si tocchi il loro lavoro, i loro risparmi, il loro benessere – conclude Ilargi Meijer – . Sono degli intoccabili”. Ma hanno fallito.