“L’Europa rischia troppo, la Bce rafforzerà il QE. E sarà buy su questi asset”

2 Settembre 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Il fattore Cina condizionerà tutte le scelte di politica monetaria delle banche centrali globali, incluse quelle della Bce, che potrebbe andare oltre il QE lanciato sei mesi fa. D’altronde, l’euro si è rafforzato nell’ultimo periodo, mentre l’inflazione dell’Eurozona rimane bassa. Mario Draghi, numero uno della Banca centrale europea, potrebbe dunque avere in serbo un sorpresa per la giornata di domani, in occasione della riunione del Consiglio direttivo della Bce e della consueta conferenza stampa delle 14.30. E’ quanto scrive in un articolo del Wall Street Journal, prevedendo che l’euro scenderà nei confronti del dollaro, e che la riunione della Bce alimenterà gli acquisti sulle azioni e sui bond dell’Eurozona.

Secondo Ray Uy, gestore di portafoglio senior presso Invesco Fixed Income, che gestisce asset per un valore di $238 miliardi, il rallentamento dell’economia cinese “incoraggerà la Bce a mantenere e possibilmente rafforzare le politiche (monetarie) attuali, al fine di trasformare l’euro in una valuta debole”.

Lo stesso Uy, la scorsa settimana, ha aggiunto tra le sue scommesse di lungo termine il calo della moneta unica nei confronti del biglietto verde.

Secondo Unicredit la Bce sarà più ‘colomba’, ovvero più accomodante rispetto a luglio nelle sue scelte di politica monetaria, ma l’euro terrà. “Non crediamo che questa sia una ragione per essere ribassisti sull’euro”, scrivono Vasileios Gkionakis, Global Head of Fx Strategy di Unicredit Research e Kathrin Goretzki, Fx strategist di Unicredit Research.

In teoria, il programma di quantitative easing della Bce dovrebbe andare avanti, stando a quanto reso noto dalla stessa Bce, almeno fino a settembre del 2016. Ci sono stati anche mesi in cui gli speculatori hanno scommesso sulla possibilità che la fine del piano venisse anticipata, considerato un lieve recupero dell’inflazione nei mesi successivi al lancio del QE.

Ma ora le speculazioni stanno andando nella direzione opposta, complice soprattutto la gravità con cui i ripetuti tonfi del mercato azionario cinese hanno condizionato il sentiment globale. Inoltre, nel mese di agosto, i prezzi al consumo dell’Eurozona sono a mala pena cresciuti, mettendo in evidenza come lo spettro della deflazione rimanga sempre vicino a tramutarsi in realtà (e in alcuni paesi europei lo aveva già fatto).

Intervistato dal Wall Street Journal, James Solloway, gestore di portafoglio presso SEI, che gestisce asset per $262 miliardi, ha fatto notare che il rallentamento della crescita globale e del commercio colpirà la ripresa già fragile dell’Europa molto più che gli Usa, dai fondamentali ben più solidi. Tale fattore, a suo avviso, dovrebbe incitare la Bce a fare di più, incrementando la portata del QE, tanto che la società per cui l’esperto lavora ha già aggiunto tra le sue scommesse ribassiste quella dell’euro sul dollaro.

E Matthew Cobon, responsabile della divisione di tassi di interesse e di valute presso la Columbia Threadneedle Investments, che gestisce 320 miliardi di sterline di asset, ritiene che il recente rialzo dell’euro, ora attorno a $1,12 dopo essere sceso a $1,05 a marzo, “incrementa le possibilità di un QE continuo”. La società per cui lavora ha acquistato Bund tedeschi la scorsa settimana, scommettendo su un rafforzamento del QE.

Stando ai dati di Markit, ben $3 miliardi sono stati investiti nei mesi di luglio e agosto in ETF sui bond dell’Eurozona. (Lna)