L’Europa mostra la sua vera faccia a Cipro: banche chiuse, prelievo forzato sui conti

18 Marzo 2013, di Redazione Wall Street Italia

NICOSIA (WSI) – Non succedeva dai tempi del default dell’Argentina e crea un pericoloso precedente nela crisi del debito europea. Il governo di Cipro, nel timore che le banche dell’isola possano perdere altri miliardi a causa del panico innescato dalla decisione dell’eurozona di tassare i depositi, ha deciso che per il momento gli istituti di credito resteranno chiusi per “ferie”. Lunedi’ le banche saranno chiuse per una festa religiosa e la banca centrale ha riferito che le filiali riapriranno giovedí.

Quando le banche riapriranno i battenti i clienti riceveranno una brutta sorpresa. Sono infatti destinati a ritrovarsi con meno soldi in conto di quelli che avevano prima della misura straordinaria. Immediato l’alert di Moody’s, che afferma che i termini del baoilout imposti all’isola aumentano il rischio di fuga dai depositi nei paesi periferici.

Ma l’Italia “non corre alcun pericolo” di contagio, afferma invece Giuseppe Vegas, presidente della Consob, precisando che “non c’e’ nessuna similitudine fra Cipro e Italia”. Continuando, Vegas afferma che “le nostre finanze pubbliche sono solide. Non c’e’ nessun pericolo di contagio”.

Reuters, citando una fonte di governo cipriota, ha detto che il governo, nel disperato tentativo di rendere un po’ piu’ iniqua la manovra che ha le fattezze di uno stupro del patrimonio dei cittadini, sta cercando un modo per punire il meno possibile i risparmiatori meno benestanti.

Per capire la gravita’ e l’importanza che la notizia ha assunto, e’ sufficiente digitare Cipro nel motore di ricerca di WSI: si trovano decine e decine di articoli su un paese che fino a pochi giorni fa era completamente snobbato dai grandi media.

Intanto arrivano i primi sondaggi sul parere della gente dell’isola: il 71% ritiene che il Parlamento dovrebbe rifiutare le condizioni imposte dall’Europa, a fronte di un 73% che afferma che il presidente Anastasiades e la delegazione cipriota “hanno fallito nel raggiungere un accordo”. Il 72%, di fatto, crede che i depositanti che hanno nel conto una somma inferiore ai 100.000 euro non dovrebbero essere colpiti dalla tassa.
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Chi ha un deposito superiore a 100.000 euro subira’ un prelievo forzoso del 10%, chi invece detiente piu’ di 500 mila sara’ tassato il 15%. L’imposta sara’ del 3% per tutti gli altri, secondo i piani del governo. Il progetto originale prevedeva invece una tassa del 9,9% per gli importi superiori ai 100 mila e del 6,75% per tutti gli altri.

Va sottolineato che i depositi in conto corrente da parte di russi e altri clienti dell’Europa dell’Est hanno una portata colossale (60 miliardi di euro) in proporzione al Pil del paese (di 17 miliardi). Motivo per il quale il presidente russo Vladimir Putin e’ infuriato.

Fare pagare a costoro parte del salvataggio delle banche in cui hanno nascosto soldi rubati o in nero avrebbe reso la misura quanto meno piu’ accettabile. Ma cosi’ non e’: i tedeschi non sono riusciti a imporre che si prelevasse solo dai depositi sopra i 100mila euro (che appartengono in gran parte a risparmiatori stranieri), come vorrebbe – stando ai sondaggi – il 72% della popolazione.

Cosi’, si tratta a tutti gli effetti di una confisca della proprieta’ privata ai danni dei cittadini ciprioti e stranieri. Avvenuta peraltro senza ne’ un dibattito ne’ un accordo parlamentare. Insomma, uno stupro economico in piena regola. Un conto in banca non va confuso con un investimento in bond o titoli azionari. E’ la proprieta’ a cui ha diritto ognuno di noi. La misura viola il principio secondo cui i risparmi dei cittadini sono sacrosanti.

Il parlamento di Cipro ha convocato per oggi una riunione straordinaria in cui eprimera’ un voto sul piano di prelievo forzoso dai conti bancari nel quadro del piano di salvataggio Ue, una decisione che ha scosso l’eurozona provocando come previsto stamattina il crollo degli indici azionari e turbolenze sull’euro. Per paura di una corsa agli sportelli, e’ stato ridotto il limite massimo dei prelievi a poche centinaia di euro e sono state bloccate le transazioni elettroniche.

“E’ stata la scelta meno penalizzante – ha detto il presidente di Nicosia, Nicos Anastasiades, riconoscendo tuttavia che si tratta di un vero e proprio “ricatto della Ue“. “E’ la prima volta che un ricatto del genere viene finanziato prendendo denaro dai risparmi dei cittadini”. E pensare che poteva andare ancora peggio. Dalle ultime indiscrezioni pare che la Cancelliera tedesca Angela Merkel volesse misure ancora piu’ severe nell’isola.

“L’accordo – spiegano gli analisti di RBS – e’ senza precedenti e mette in evidenza i limiti in fatto di solidarieta’ e il prezzo che qualcuno prima o poi deve pagare. E’ anche il rischio piu’ alto che abbiano mai preso i leader dell’area della moneta unica”.

Come hanno reagito i cittadini ciprioti? Naturalmente correndo agli sportelli dei bancomat per ritirare il maggior numero di soldi in contanti possibile. In una serie di interviste condotte dall’emittente Euronews a Cipro, i cittadini si sono sfogati esprimendo tutta la loro rabbia, anche nei confronti delle banche. “Non posso piu’ fidarmi di loro, martedi’ andro’ in banca e ritirero’ tutti i miei soldi”, ha detto una donna di origini britanniche che vive nell’isola.

La Banca Centrale di Cipro ha dato disposizione a tutte le banche e agli istituti di credito dell’isola di bloccare i trasferimenti di denaro e i pagamenti dei loro clienti. Lo hanno riferito venerdi’ sera i media ciprioti. In particolare, il sito web ’24H’ rivela che la Banca Centrale, con una lettera inviata ieri alle banche, ha chiesto loro di bloccare ”qualsiasi forma” di pagamento sui conti presenti nelle loro succursali, compresi anche i trasferimenti da conto a conto sulla stessa banca.

Il governo cipriota ha rinviato una sessione d’urgenza del Parlamento, che doveva iniziare il processo di rafica di un controverso piano di salvataggio europeo. Lo ha riferito la tv pubblica, precisando che il dibattito inizierà domani. Anche il presidente Nicos Anastasiades ha rinviato a domani un discorso in Parlamento e un messaggio alla nazione, previsto inizialmente per oggi, per difendere il piano di aiuti che ha definito “doloroso” e che prevede che tutti i depositi bancari siano tassati in cambio di un prestito da 10 miliardi di euro.

Nemmeno Irlanda, Grecia e Spagna si erano trovate in situazioni tanto disperate. Anche se l’isola di Cipro conta solo 1,1 milioni di abitanti ed e’ piu’ vicina a Beirut che a Parigi, rischia di mettere in pericolo la sussistenza dell’intera Eurozona. Rischia in effetti di scatenare un effetto domino e suscitare paura tra i correntisti d’Europa.

La Bce dovra’ restare in allerta, monitorando l’attivita’ nei paesi piu’ indebitati per accertarsi che il caso di Cipro non crei un precedente, gettando il panico anche nel resto del Mediterraneo, dando il la a una corsa agli sportelli di proporzioni molto piu’ vaste.

Se ci fosse anche la ben che minima sensazione da parte dei correntisti europei, che Cipro e’ l’esempio di quello che aspetta anche a loro, e che i loro risparmi potrebbero essere ridotti del 10% senza preavviso, allora c’e’ da aspettarsi un prelievo di fondi in massa.

Se mai si dovesse materializzare sul serio una nuova grave crisi in Europa, gli storici saprebbero collocarvi un chiaro punto di partenza: coinciderebbe con venerdi’ scorso, quando sono stati erogati aiuti di emergenza a Cipro. Dieci miliardi di euro concessi in cambio di misure impopolari e inique.

L’euro è sceso nelle prime contrattazioni, così come il rublo e le valute dell’Europa centrale e orientale.

La borsa di Milano è partita in netto calo con l’indice FTSE Mib che è arrivato a perdere quasi il 3% e gli indici delle piazze di Londra, Francoforte e Parigi hanno ceduto tra l’1,5% e il 2% stamattina in apertura.

Bruxelles ha sottolineato che la misura sarà una “una tantum” per un paese che pesa per lo 0,2% del Pil europeo. Il timore più forte è che i risparmiatori di altri grandi paesi europei si innervosiscano ed inizino a ritirare i loro soldi dalle banche, anche se questa mattina non ci sono segnali in questo senso.

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Sabato 16 marzo

ROMA (WSI) – Rabbia e incredulita’ sono palpabili oggi sull’isola mediterranea dopo che ciprioti e stranieri qui residenti si sono svegliati stamani con la brutta notizia che lo Stato si prendera’ una consistente fetta dei loro risparmi per salvare il Paese dalla bancarotta. Una misura annunciata nella notte, alla fine dell’Eurogruppo, che ha raggiunto l’accordo per un piano di salvataggio che prevede un tetto massimo di aiuti di 10 miliardi, di cui 1 dal Fondo Monetario Internazionale.

Dalle prime ore del giorno, lunghe file di cittadini, a piedi e in auto, si sono infatti create davanti alle succursali delle banche dotate di uno sportello automatico per effettuare prelievi di contante. E durante la lunga attesa la gente sfogava la propria rabbia contro il precedente presidente della Repubblica, il comunista Demetris Christofias, accusato di aver temporeggiato e non aver preso tempestive misure contro la crisi imminente. Ma anche la propria frustrazione per l’operato del nuovo capo dello Stato, Nikos Anastasiades (centro-destra), cui rimproverano di non aver mantenuto la promessa, piu’ volte ripetuta in campagna elettorale, “che i risparmi in banca non sarebbero mai stati toccati”.

Anche le banche cooperative, che in genere il sabato mattina sono aperte, oggi hanno dovuto sprangare gli sportelli in fretta e furia a causa della ressa di clienti arrabbiati e preoccupati che – imprecando contro quello che in molti hanno definito “una catastrofe” e “un furto bello e buono”, volevano prelevare tutto il loro denaro e chiudere i conti. Il presidente cipriota ha spiegato che il prelievo sui depositi e’ stata una decisione “dolorosa” da prendere ma si e’ resa necessaria per ottenere gli aiuti finanziari internazionali ed “evitare la bancarotta”.

“Avremmo potuto optare per uno scenario catastrofico con una bancarotta disordinata oppure per uno scenario doloroso con una gestione ordinata della crisi”, ha sottolineato Anastasiades. Con un approccio nuovo e radicalmente diverso da quello adottato per i precedenti salvataggi di Grecia, Spagna, Irlanda e Portogallo, i ministri delle Finanze dell’eurozona e il Fondo monetario internazionale hanno dunque raggiunto la scorsa notte un accordo per un piano d’aiuti a Cipro.

Ma, in cambio (e per ridurre la loro partecipazione al prestito), i creditori hanno chiesto che i depositi nelle banche dell’isola siano sottoposti ad una pesante tassa straordinaria e ad una ritenuta alla fonte sugli interessi. Quindi e’ questa la prima volta che i correntisti bancari di un Paese vengono colpiti direttamente dalle misure di un piano di aiuti europeo. Il prelievo consistera’ in un’imposta unica del 9,9% su tutti i depositi superiori a 100.000 euro e del 6,75% per quelli inferiori, e dovra’ essere approvato dal Parlamento che si riunira’ in sessione straordinaria domani.

Le banche effettueranno i prelievi martedi’ mattina, dopo la festivita’ religiosa e bancaria del cosiddetto ‘Lunedi’ pulito’, l’equivalente ortodosso del Mercoledi’ delle Ceneri, ma hanno gia’ ricevuto disposizioni di ‘congelare’ l’ammontare dell’imposta qualora l’intestatario del conto volesse trasferire il denaro all’estero. Agli istituti e’ stato inoltre imposto di bloccare durante questo fine settimana la possibilita’ di effettuare trasferimenti di denaro via internet. Dal prelievo sui depositi bancari sono attesi introiti per circa 5,8 miliardi di euro. Secondo quanto riferito nei giorni scorsi da molti media europei, circa la meta’ dei depositi nelle banche dell’isola sarebbero intestati a cittadini russi non residenti.

Un’informazione non corrispondente a verita’ che pero’ ha senz’altro contribuito ad aumentare nei Paesi creditori il timore che un aiuto economico a Cipro sarebbe poi finito in un sistema bancario pieno di soldi russi dall’origine non proprio trasparente. Secondo fonti attendibili, dei circa 69 miliardi di euro presenti nel sistema bancario cipriota, solo un 37% (ovvero 25,5 miliardi) sarebbe detenuto da non residenti, russi ma anche di altre nazionalita’. La somma concordata la scorsa notte a Bruxelles per il piano di aiuti a Cipro e’ nettamente inferiore ai 17,5 miliardi di euro chiesti inizialmente da Nicosia.

Il presidente dell’Eurogruppo, l’olandese Jeroen Dijsselbloem, ha spiegato che “la situazione di Cipro e’ unica” in ragione del suo “settore bancario ipertrofico” ed e’ per questo che “dal momento che si tratta di un contributo alla stabilita’ finanziaria di Cipro, abbiamo ritenuto giustificato chiedere un contributo a tutti i titolari di depositi bancari. Non stiamo penalizzando Cipro – ha concluso Dijsselbloem – ma stiamo affrontando i suoi problemi”.

“La soluzione che abbiamo scelto e’ dolorosa ma e’ l’unica che ci consentira’ di proseguire la nostra vita senza sconvolgimenti”, ha detto da parte sua Anastasiades al suo rientro a Nicosia sottolineando il rischio di “crollo” dell’intero sistema bancario dell’isola.

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Accordo Ue, 10 miliardi per salvare Cipro. In arrivo un prelievo forzoso sui depositi

Previsto l’aumento della tassazione dal 10 al 12,5% e una serie di privatizzazioni. Per la prima volta nella storia dell’Unione Europea i fondi destinati a un salvataggio vengono prelevati dai conti corrente. Che a Cipro sono dei cittadini, ma anche e soprattutto di società russe.

di RAFFAELE RICCIARDI

MILANO – Gli italiani che nella notte tra il 9 e il 10 luglio del 1992 avevano un deposito su un conto corrente bancario sanno bene di che cosa si tratta. In quei giorni – o meglio in quelle ore – il governo guidato da Giuliano Amato mise mano ai c/c degli italiani con il noto “prelievo forzoso” del sei per mille sulle cifre depositate, ideato per sventare l’attacco alla lira.

Ora – fatte le debite proporzioni e ricordate le profonde differenze – la storia si sta per ripetere, ma in quella piccola isola del Mediterraneo che è Cipro. Nella notte, infatti, il nuovo governo di Cipro guidato dal presidente Nikos Anestesiades ha ottenuto, al termine di una lunga riunione notturna dell’Eurogruppo, l’ok a un piano di aiuti “fino a 10 miliardi”. Serviranno a sostenere il sistema bancario dell’isola messo a dura prova, negli ultimi tre anni, dalla crisi greca e dalla ristrutturazione del debito di Atene, verso il quale le banche cipriote erano molto esposte.

Un punto cruciale del programma di assistenza verrà proprio dai depositi bancari; è infatti prevista una tassa straordinaria che sarà del 6,75% per le giacenze inferiori a 100mila euro e del 9,9% per quelle superiori. Complessivamente, il contributo dei correntisti di Nicosia e dintorni raggiungerà i 5,8 miliardi di euro. La stima è stata fatta dal neo presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, che ha definito “ipertrofico” il settore creditizio di Cipro.

Corsa ai depositi. In effetti il risveglio stamani dei ciprioti – quando le radio hanno annunciato l’accordo raggiunto in nottata – è stato brusco. Secondo quanto riportano le agenzie, dalle prime ore del giorno, lunghe file di cittadini, a piedi e in auto, si sono recate davanti alle succursali delle banche che dispongono di uno sportello automatico per effettuare prelievi di contante. La prima reazione della gente è stata di incredulità poi di rabbia, sia per le tante promesse “che i risparmi non sarebbero mai stati toccati” fatte sia dal vecchio sia dal nuovo governo, ma anche perché questa è la prima volta che i correntisti bancari di un Paese vengono colpiti direttamente dalle misure di un piano di aiuti europeo. Il calendario gioca però un brutto scherzo alla popolazione: nella giornata di lunedì, infatti, ai ciprioti non sarà possibile accedere ai conti corrente perchè è un giorno di festività nazionale e il ministro delle Finanze, Michalis Sarris, ha garantito che il governo impedirà una corsa ai ritiri “elettronici”.

Alle entrate provenienti da queste imposte, per contribuire alla ristrutturazione del sistema bancario, si aggiungeranno quelle provenienti dal piano di privatizzazioni da 1,4 miliardi e da un aumento della tassa sulle società dal 10 al 12,5%. “Non penalizziamo Cipro – ha assicurato Dijsselbloem in una conferenza stampa a Bruxelles – Siamo al fianco del governo cipriota, questo pacchetto permetterà una ristrutturazione del settore bancario e renderà sostenibile il debito”. “La soluzione presentata – ha fatto eco la direttrice dell’Fmi, Christine Lagarde – è durevole, sostenibile e nell’interesse dell’economia cipriota”. Il Fondo, secondo fonti diplomatiche, potrebbe contribuire al pacchetto con circa un miliardo di euro.

La decisione di intervenire sui depositi ha escluso un salvataggio completo da 17 miliardi, che avrebbe portato il rapporto tra debito e Pil per Cipro al 145%. Invece l’Eurogruppo ha espresso l’auspicio che il percorso di risanamento che verrà avviato con questo prestito – il quarto per la zona euro dopo quelli di Irlanda, Portogallo e Grecia (ma anche le banche spagnole hanno ricevuto per ora 40 miliardi) – porterà il debito al 100% del Pil entro il 2020. Cipro ha anche dato il benestare a un percorso di audit interno (sia attraverso il sistema Moneyval che con esperti indipendenti) per affrontare il tema del riciclaggio di denaro. Se è vero, infatti, che la misura colpisce duramente la popolazione cipriota, per le autorità dovrebbe anche andare a ricadere sull’estero.

Un sistema bancario basato sull’estero. La fotografia scattata al sistema bancario cipriota dal Fondo monetario internazionale nel 2011 è significativa. Allora gli asset delle banche dell’isola erano 152 miliardi di euro, ben l’835% del prodotto interno lordo. Sul fronte dei depositi, su un totale di quasi 94 miliardi censiti nel sistema quasi 34 miliardi provenivano dall’estero e oltre 17 erano stati raccolti in Grecia. Proprio i rapporti con l’estero e l’esposizione alla Grecia (pari nel 2011 al 160% del prodotto interno lordo) hanno da una parte attirato le critiche alla finanza cipriota e dall’altra l’hanno messa in crisi.

L’anomalia del sistema bancario cipriota è stata proprio la smisurata presenza di filiali e succursali di banche estere (in prevalenza da Grecia e Russia), che nel 2011 avevano asset nell’isola rispettivamente per 8 e 35 miliardi (il 42 e il 195% del Pil cipriota) pur senza avere interazioni sostanziali con l’economia reale. Lo stesso Fmi diceva chiaramente che erano “attratte a Cipro quasi esclusivamente per motivi fiscali e il loro rapporto con il tessuto economico è limitato”. In questo filone si inserisce il rapporto privilegiato con la Russia, additato dai regolatori di Bruxelles come uno dei nodi da sciogliere per arrivare al trasferimento di fondi.

Dalla Russia con i miliardi. L’amore della Russia per Cipro è iniziato negli anni ’90, quando molti furono attratti dal tax rate sulle imprese al 4%. Da quando l’isola è entrata nell’euro, nel 2008, le compagnie russe hanno raddoppiato la loro presenza nel settore dei servizi finanziari dell’isola, arrivando a contare per il 40% circa del prodotto totale dell’economia cipriota. Per il Global Financial Integrity, organizzazione specializzata in report che tracciano appunto il rischio riciclaggio, nel 2011 Cipro ha attratto qualcosa come 120 miliardi di dollari di investimenti dalla Russia, mentre il flusso di capitali inverso ha sfiorato i 130 miliardi. L’anno prima hanno lasciato il Mediterraneo per il Cremlino e dintorni la bellezza di quasi 180 miliardi di dollari, mentre il percorso inverso è stato fatto da 154 miliardi. I depositi di matrice russa, infine, nelle banche cipriote dovrebbero aggirarsi intorno a 25 miliardi di euro. Lo stesso Cremlino, in contatto con le autorità europee, starebbe ora pensando di alleggerire la pressione nei confronti di Nicosia allungando e rendendo meno onerose alcune linee di credito (recentemente da Mosca sono partiti 2,5 miliardi di prestiti, anche in nome dei buoni rapporti tra i due Paesi).

Ecco perché a lungo il governo di Cipro ha cercato di evitare il ritocco della tassazione al rialzo – che ha dato origine all’afflusso di capitali – e di fare pulizia nel sistema finanziario. Decisione ormai improrogabile, che rischia di far scappare le società russe. Per loro la strada da fare potrebbe però essere poca: potrebbero pensare a Malta, che ha un tax rate intorno al 5%, e un clima simile.

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da La Repubblica – che ringraziamo – esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

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