Kazakhstan: Petrolio, Eni rischia di restare fuori

9 Agosto 2007, di Redazione Wall Street Italia

Cresce la tensione in Kazakhstan: il primo ministro, Karim Masimov, spiega che il suo governo potrebbe rimuovere Eni da operatore del progetto di sfruttamento del giacimento petrolifero di Kashagan. “Siamo molto delusi dall’esecuzione di questo progetto -dice Masimov riferendosi al ritardo nell’avvio della produzione- se l’operatore non può risolvere questi problemi, non escludiamo un possibile rimpiazzo”. L’Eni aveva deciso di fare slittare i tempi di sfruttamento e di produzione del giacimento, il più ricco trovato nel mondo da trent’anni, dal 2008 al 2010. I commenti di Masimov giungono in un momento importante di ripresa di contatti tra le autorità kazake e il consorzio guidato da Eni . Il governo kazako probabilmente non arriverà al passo estremo della sostituzione di Eni, ma potrebbe chiedere più proventi. “Siamo già in contatto con le autorità kazake e confidiamo in una soluzione positiva della questione per tutte le parti coinvolte”. Un portavoce dell’Eni risponde così in merito alle dichiarazioni di Masimov. “Il giacimento di Kashagan -sottolinea dal gruppo petrolifero italiano- è un progetto molto importante che avrà un ruolo centrale nell’economia kazaka e nel mercato mondiale dell’energia per i prossimi decenni. Tutti i membri del consorzio stanno lavorando insieme al successo del piano di sviluppo”.
Intanto, in Russia, la compagnia petrolifera statale Rosneft acquista nel corso di un’asta un altro lotto di asset appartenuti all’ex gigante del greggio Yukos, ora in bancarotta. Si tratta di asset per il trasporto di idrocarburi e altre attività nei paesi della Comunità di stati indipendenti per 18,576 miliardi di rubli (quasi 50 milioni di euro). Il lotto consiste di titoli e pacchetti azionari in compagnie commerciali, di servizi, telecomunicazion e altro. “Ma la parte chiave sarebbe Yukos-Transservice, East Asia Transit e altri asset nella produzione”, spiega Rosneft in un comunicato. Yukos-Transservice dispone di un parco vagoni ferroviari e contratti a lungo termine su circa 7mila vagoni per il trasporto di petrolio e prodotti petroliferi, nonchè contratti a breve termine per altri 5mila vagoni.E, soprattutto, East Asia Transit possiede i diritti per esportare petrolio alla Cina via Mongolia.
Tornato a maggio tra le proprietà di interesse strategico della Federazione, il gigante pubblico Rosneft dopo aver consolidato il suo status di numero uno del petrolio russo, continua ad acquistare all’incanto pezzi dell’ex colosso Yukos. E quella di ieri è una nuova puntata in lunga serie acquisti a tema, a partire da Yuganskneftegaz, la principale filiale della compagnia petrolifera Yukos, appunto. Rosneft, in passato società pubblica di modeste dimensioni, è entrata fra i tre principali produttori russi di petrolio dopo tale acquisizione nel dicembre 2004. Poco più di un anno fa poi, l’Ipo che ha raccolto 10,6 miliardi di dollari per il 15 per cento delle sue azioni. Un debutto sui mercati internazionali considerato dagli osservatori eccellente. Oggi Rosneft produce più di 2 milioni di barili al giorno, ovvero più dell’intera Algeria.
Confermandosi come un vero asso “pigliatutto”. Dalla prima asta Yukos a oggi, il colosso petrolifero statale russo si è aggiudicato tre su cinque aste. Partendo dal piatto forte, che ha visto messo all’incanto un pacchetto pari al 9,44 per cento nella stessa Rosneft, ancora appartenenti alla Yukos in bancarotta e acquistato il 27 marzo scorso dalla controllata di Rosneft Rn-Rasvitie. Per passare dalle principali compagnie produttrici della ex galassia Yukos: Tomskneft (il 3 maggio) e SamaraNefteGaz (ieri). Ai primi dello scorso luglio, Rosneft ha acquistato dalla società Prana gli immobili Yukos, vinti attraverso un’asta per l’equivalente di 3,88 miliardi di dollari, battendo la stessa Rosneft.
Rosneft si era invece ritirata da un’altra asta per il lotto numero 12, che comprendeva anche la vasta rete di stazioni di rifornimento Yukos, cioè 537 punti vendita.
Inatnto, il giovane miliardario russo Oleg Deripaska, è in trattative per comprare Yakutgazprom, una compagnia già della galassia Yukos che ora è controllata da Slavia, società appartenente a Summa Capital. Gli asset una volta acquistati potrebbero essere rivenduti dallo stesse mognate a Gazprom.
Deripaska, il re dell’alluminio russo, ha già da tempo imboccato la strada della diversificazione del business ed è uno dei più ricchi imprenditori in Russia.