JP Morgan: ritorno in ufficio a inizio luglio per tutti i dipendenti

28 Aprile 2021, di Alberto Battaglia

Per i dipendenti di JP Morgan la scadenza che metterà fine alla stagione dello smart working è stata fissata: a partire da inizio luglio la banca d’affari statunitense prevede di riportare in ufficio tutto il suo personale basato negli Usa, sulla base di una “programma di rotazione adeguato”.

Il lavoro in presenza negli uffici sarà organizzato in modo da riempire non oltre la metà della loro capienza massima, si legge in un promemoria del comitato operativo ottenuta dall’agenzia Bloomberg.

La possibilità di rientrare in ufficio, comunque, sarà aperta a partire dal 17 maggio e, stando a quanto affermato in precedenza dal ceo Jamie Dimon, la banca non porrà alcun obbligo di vaccinazione anti-Covid ai suoi dipendenti.

“Mentre gli Stati Uniti superano il loro obiettivo di somministrare più di 200 milioni di vaccinazioni contro il Covid-19 e sempre più città e stati revocano le restrizioni [anti-contagio], lunedì 17 maggio apriremo i nostri uffici negli Stati Uniti a tutti i dipendenti in base al nostro attuale limite di occupazione del 50%”, afferma la banca nel suo memo. “Daremo il benvenuto a molti di voi il prossimo mese in modo che possiate sentirvi a vostro agio in un ambiente d’ufficio”, e ancora: “avendo in mente questa tabella di marcia, vi invitiamo a iniziare a prendere tutti gli accorgimenti necessari per tornare con successo” sul posto di lavoro, ha affermato la banca nel promemoria.

La necessità di tornare in ufficio

“La maggior parte dei professionisti impara il proprio lavoro attraverso un modello di apprendistato, che è quasi impossibile replicare nel mondo Zoom”, ha dichiarato l’amministratore delegato di JP Morgan nella comunicazione che prepara il terreno per il ritorno in ufficio dei suoi dipendenti. “Col tempo, questo inconveniente potrebbe minare drasticamente il carattere e la cultura [dell’azienda]”.

Secondo JPMorgan, fare troppo affidamento sulle “riunioni di Zoom in realtà rallentano il processo decisionale perché raramente c’è un follow-up immediato”. Con il lavoro a distanza, ha lamentato Dimon c’è un’assenza di “apprendimento spontaneo e creatività perché non si incontano persone alla macchina del caffè, non si parla con i clienti in scenari imprevisti o non si fanno viaggi per incontrare clienti e dipendenti per un feedback sui tuoi prodotti e servizi”.