Italiani riscoprono Made in Italy: nell’emergenza otto su dieci comprano solo prodotti nazionali

15 Aprile 2020, di Mariangela Tessa

In una fase di grande difficoltà economica legata all’emergenza Covid-19, gli italiani optano per la “spesa autarchica”: otto italiani su dieci considerano importante acquistare solo prodotti made in Italy per sostenere la nostra economia .

È quanto emerge da un sondaggio condotto dall’Osservatorio Coronavirus, nato dalla collaborazione tra Swg e Area Studi Legacoop, per testare opinioni e percezioni della popolazione di fronte ai problemi determinati dall’emergenza in corso.

Nel dettaglio, l’importanza dell’acquisto di soli prodotti made in Italy è stata espressa dall’82% del campione, con la percentuale più alta (86%) registrata nel ceto medio, seguito a ruota dal ceto medio-basso (82%) e, a maggiore distanza, dal ‘ceto popolare’ (72%).

“La richiesta di sostegno ai prodotti delle filiere del made in Italy che sale dall’opinione pubblica è univoca – ha commentato il presidente di Legacoop, Mauro Lusetti – in questa fase di emergenza drammatica è evidente che i cittadini, che sono sia consumatori sia lavoratori, percepiscono il rischio di un arretramento del Paese ma pure le possibili risposte. Le nostre sensazioni al riguardo erano corrette, e anche per andare incontro a questo sentiment stiamo predisponendo proposte concrete a sostegno delle produzioni e delle filiere nazionali”.

Le cooperative in prima linea nell’affrontare l’emergenza

Pensando al mondo cooperativo, il sondaggio affronta un tema che potrebbe interessare molti nel futuro. È stato chiesto se, di fronte all’eventualità di chiusura dell’azienda nella quale lavorano a seguito della crisi in atto, gli intervistati fossero interessati a farla rinascere costituendo una cooperativa con i colleghi di lavoro, ovvero ricorrendo alla modalità del workers buyout. In questo caso, le risposte delineano una netta divisione delle opinioni tra chi (il 36%) si dice molto o abbastanza interessato e chi invece (il 30%) dichiara di essere poco o per niente interessato.

Le percentuali più alte tra chi è interessato si registrano al Sud (44%) e al Nordest (41%), mentre è il Centro (37%) a guidare la classifica dei non interessati.

“Misuriamo ogni giorno che l’impatto di questa crisi sul sistema imprenditoriale sarà rilevante – conclude Lusetti – ogni impresa spazzata via disperderà competenze, lavoro, valore imprenditoriale. La cooperazione potrà essere anche in questo senso una delle possibili risposte in termini di politiche industriali. Le nostre proposte sono sul tavolo e saranno avanzate in ogni occasione ci sia possibile farlo”.