Troppi italiani lavorano in nero: sommerso vale un ottavo del Pil

11 Ottobre 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Il sommerso vale 208 miliardi di euro, pari al 12,6% del Pil italiano: è quanto rilevano gli ultimi studi sull’economia illegale e in nero nel 2015. A comunicarlo è l’Istat nel suo ultimo rapporto nel quale si stima che il valore aggiunto generato dall’economia sommersa ammonta a poco più di 190 miliardi di euro, mentre quello connesso alle attività illegali (incluso l’indotto) arriva a circa 17 miliardi di euro.

La composizione dell’economia non osservata, dice l’Istituto nazionale di statistica, si è modificata in maniera significativa. Nel 2015, la componente relativa alla sotto-dichiarazione pesa per il 44,9% del valore aggiunto (circa 2 punti percentuali in meno rispetto al 2014). La restante parte è attribuibile per il 37,3% all’impiego di lavoro irregolare (35,6% nel 2014), per il 9,6% alle altre componenti (fitti in nero, mance e integrazione domanda-offerta) e per l’8,2% alle attività illegali (rispettivamente 8,6% e 8,0% l’anno precedente).

Guardando al lavoro in nero, secondo l’Istat le persone impiegate sono 3 milioni 724 mila, soprattutto dipendenti (2 milioni 651 mila) e in crescita sull’anno precedente di 57 mila unità. Il tasso di irregolarità, calcolato come incidenza delle unità di lavoro non regolari sul totale, è pari al 15,9% (+0,2 punti rispetto al 2014) e tocca il 47,6% nei servizi alla persona.

I settori dove il sommerso ha un ruolo più evidente sono le altre attività dei servizi (33,1% nel 2015), il commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (24,6%) e le costruzioni (23,1%).

Numeri importanti a cui si aggiunge anche il valore delle attività illegali che cresce nel 2015. Cosa si intende per attività illegali? Traffico di stupefacenti, prostituzione e contrabbando di sigarette che hanno generato un valore aggiunto pari a 15,8 miliardi di euro, 0,2 miliardi in più rispetto all’anno precedente.

“Tenendo in considerazione l’indotto (1,3 miliardi di euro), il peso di queste attività sul complesso del valore aggiunto si mantiene stabile all’1,2%”.

In altre parole gli italiani hanno consumato beni e servizi illegali per 17 miliardi di euro (+0,3 miliardi rispetto al 2014).