Italiani affetti dalla sindrome del procrastinamento

19 Ottobre 2017, di Alessandra Caparello

L’economia italiana è in fase di stagnazione da anni ma Roma sembra non interessarsene e lascia che i suoi problemi si risolavano da soli. La scorsa estate la capitale si poteva facilmente confondere con qualche città di uno stato in fallimento. Siccità aggravata da infrastrutture fatiscenti che hanno portato alla minaccia di chiudere le forniture di acqua per 8 ore al giorno. Senza dimenticare i parchi abbandonati con erba lunga, chiaro segnale della corruzione che imperversa nei lavori pubblici. Nel corso dell’estate la polizia ha anche scoperto due impianti clandestini di smaltimento dei rifiuti pericolosi.

Anche nel resto del paese le cose non vanno meglio. A Firenze ad esempio la Galleria degli Uffizi, sempre quest’estate, aveva chiuso temporaneamente per l’aria condizionata rotta. Al sud in Sicilia i migranti disperati sono scesi a terra. Anche le grandi imprese sono nei guai: il più grande fondo al mondo, Bridgewater Associates di Ray Dalio ha scommesso al ribasso per due grandi banche e la più grande utility nazionale, Enel.

L’Italia è un paese complicato che dopo aver evitato un crollo in stile greco o una decisione avventata come la Brexit, l’elettorato italiano si è mostrato molto restio al cambiamento. L’esempio è con il referendum di dicembre ha respinto la riforma costituzionale  e allo stesso tempo hanno posto fine al mandato del presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi. Gli italiani attendono che i problemi si risolvano da soli, piano e lentamente. Lo fanno, dice un articolo di Bloomberg, prendendo ad esempio la storia di Quinto Fabio Massimo detto il Temporeggiatore, che sconfisse Annibale evitando la battaglia diretta.

Così fanno gli italiani, temporeggiano. Sei coinvolto in un processo? Assumi un avvocato esperto nell’allungare con audizioni continue e lunghi ricorsi.

“Mentre la Germania ha spinto per l’austerità italiana, i governi che si sono succeduti hanno cercato il tempo di permettere all’economia di risvegliarsi. Invece di affrontare il problema, le istituzioni italiane competenti hanno preferito aspettare una presunta ripresa economica”.

Così Marcello Minenna, docente alla London Graduate School of Mathematical Finance.

“Rimandando  l’Italia ha cercato di gestire il proprio debito attraverso l’uso di derivati. Un approccio che però si è rivelato un boomerang per le finanze pubbliche”.

Rimanere in attesa, dice Minenna, costa visto che il deficit fiscale è salito fino a 100 miliardi di euro, 300 miliardi di sofferenze perle banche e 40mila imprese in fallimento. Una miseria a cui si aggiungono i 4,7 milioni di italiani che oggi vivono in povertà assoluta.