Italia, Varoufakis: “governo sarà servile con l’Ue”

22 Marzo 2018, di Livia Liberatore

Economista e politico greco, noto per il suo ruolo nella crisi del debito greco del 2015, Yanis Varoufakis è impegnato ora nel suo Diem25, movimento che parteciperà alle prossime elezioni del Parlamento europeo del 2019 con la prima lista transnazionale mai creata per le competizioni elettorali dell’Ue. Il movimento di Varoufakis chiede risposte europee a questioni comuni come la povertà, gli scarsi investimenti, le migrazioni e si batte perché le istituzioni dell’Unione Europea diventino più trasparenti e responsabili verso i cittadini.

In un’intervista all’Huffington Post, Varoufakis ha parlato anche della situazione politica italiana e fatto le sue previsioni sul futuro governo.

“Penso che l’Italia avrà un governo che non si opporrà a Bruxelles ma dall’altro lato avrà difficoltà ad applicare le politiche di Bruxelles perché il sistema economico italiano non è più sostenibile nelle regole attuali dell’Eurozona“, ha detto Varoufakis, “Ma ciò che mi piacerebbe vedere è un governo che dica la verità agli italiani. E cioè che l’Italia, per riprendersi, deve chiedere all’Eurogruppo e al Consiglio europeo di ripensare e ridisegnare le regole fiscali europee e monetarie in particolare la politica di investimenti che fa acqua totalmente. Ecco perché la vostra campagna elettorale mi è sembrata lunare: l’Europa non c’è stata oppure era come un elefante in una stanza”.

L’ex ministro delle Finanze greco ha parlato anche del Movimento 5 Stelle:

“Penso che il M5s si stia posizionando al centro, pur essendo nato come un movimento di protesta anti-establishment e contro quel mix fatto di burocrazia e corruzione in Italia”, ha affermato.

Ma, secondo Varoufakis, se il Movimento 5 Stelle cambia le sue radici e pur di formare un governo manda segnali al centro e anche all’Unione europea, rischia di allontanare i suoi elettori.

“Se per formare un governo, diventano come il Partito Democratico, alienano la loro stessa base. Oggi c’è un grande gap tra le capacità del sistema politico e i bisogni dell’elettorato”.