Italia: imprese più attraenti per gli investitori esteri

14 Giugno 2018, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Ancora non ci siamo. L’Italia non attira gli investitori stranieri anche se qualche piccolo passo è stato compiuto e dalla decima posizione dello scorso anno arriviamo all’ottava. Lo rende noto uno studio Aibe Index  sui fondamentali economici dell’attrattività del sistema-Italia.

La classifica evidenzia un miglioramento di fiducia nei confronti dell’Italia, anche se non particolarmente convincente e non sufficiente a classificarci tra i Paesi più virtuosi, come ha detto Guido Rosa, presidente di Aibe, l’Associazione Italiana delle Banche Estere che insieme al Censis e di intesa con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e il Ministero dello Sviluppo Economico, su un consistente e autorevole panel internazionale, realizza il relativo Index che misura l’attrattività del sistema-Italia.

Tale indice  è passato a maggio da un valore di 40,3 registrato nel 2017 al 43,5 (era 47,8 nel 2015/2016 e 33,2 del 2014) lungo una scala che va da un minimo pari a 0 a un massimo di 100.

“Conforta anche la considerazione sul grande capitale umano, vera risorsa del Paese sulla strada del cambiamento. Fattori questi che, però, non sono considerati determinanti per le scelte di investimento. Per contro, si sono evidenziati problemi a misurarsi con la macchina pubblico. È comunque un piccolo passo avanti nella credibilità complessiva dell’Italia, che ha rischiato però di essere minato dall’incertezza del quadro politico delle scorse settimane, essendo proprio la stabilità uno dei requisiti richiesti dal panel degli intervistati per investire in un Paese”.

“Incertezza anche rispetto al percorso di continuità dell’azione del nuovo governo sulla strada delle riforme (quale ad esempio quella del lavoro) che avevano colto un positivo apprezzamento degli operatori nella rilevazione Aibe Index di due anni fa”.

A pesare sull’attrattività delle imprese stranieri nei confronti del nostro paese sono  fisco, giustizia civile e burocrazia. Se poi come dice il presidente Rosa, positiva è la percezione del nostro sistema bancario, che appare più solido e in grado di assolvere le proprie funzioni di sviluppo dell’economia, le cose da fare sono chiare:

“Centrale dunque è l’esigenza delle riforme, chieste a gran voce non solo dall’Europa, ma soprattutto da coloro che investono nel nostro Paese sostenendo il debito pubblico e le imprese private”.