Italia: pronte misure per attirare investitori

19 Settembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Per ora sono una lista di impegni da tradurre (solo dopo) in provvedimenti concreti. Ma il progetto ha il pregio di essere stato pensato e discusso per un obiettivo preciso. Il documento che verrà approvato oggi dal consiglio dei ministri ipotizza 35 misure diverse.

Dalle privatizzazioni alla riforma di Invitalia, dalla riforma delle concessioni demaniali alla possibilità di concedere vantaggi fiscali ad hoc alle imprese che decideranno di investire in Italia, né più né meno quel che si fa in tutto il mondo.

La premessa è impegnativa: si promette di superare «la sindrome dell’outlet» e di «Fort Apache», quel modo di pensare per cui «attrarre investimenti significa vendere agli stranieri e fare cassa» o, in nome della paura declinista, alzare muri per difendere «quel che resta». Invece «è vero il contrario»: attrarre investimenti significa crescere ed è l’opposto di delocalizzazione.

Il progetto sembra ispirarsi a quel che Padoa Schioppa definiva «l’effetto Wimbledon». Di quel torneo – scriveva l’ex ministro – di realmente inglese c’è il luogo e qualche spettatore, mentre centinaia di milioni «lo seguono alla tv da tutto il pianeta». Il Club di Wimbledon sceglie giocatori, arbitri, prato, raccattapalle.

Il documento è diviso in quattro parti: attrazione, promozione, accompagnamento e attuazione degli investimenti.

Tra le misure attrattive ci sono la riduzione del cuneo fiscale (se ne parlerà nella legge di Stabilità), una riforma del testo unico del lavoro e del contratto di reinserimento, «un meccanismo automatico di silenzio-assenso per dare certezza alle controversie fiscali».

Entro «fine ottobre» (Berlusconi permettendo, ndr) si promette poi un piano di dismissioni. Al Tesoro danno per certe le cessioni di Ansaldo Energia (c’è già un concreto interesse dei coreani), di Poste Vita e la quotazione in Borsa di Fincantieri, con la vendita di almeno la metà delle azioni.

Con un deficit acquisito al 3,1% (questo dovrebbe essere il valore nella nota di aggiornamento al documento di economia e finanza che verrà approvato domani), il governo è costretto a battere un colpo sul fronte della riduzione del debito.

Per fare rapidamente cassa la legge di Stabilità girerà alla Sgr di Cassa depositi e prestiti un miliardo di immobili (dovrebbero essere gli stessi già individuati per essere venduti dalla Sgr del Tesoro non ancora costituita) e alle Regioni la gestione del demanio marittimo.

Il documento promette di porre fine alle concessioni senza gare, quelle che l’Europa ci impone di superare e su cui Berlusconi fallì per via del niet della lobby dei gestori: «Oggi le concessioni garantiscono solo 130 milioni di euro», occorrerà «rivedere i criteri di assegnazione», la «durata dei contratti», «introdurre le gare». Attendiamo fiduciosi.

Il difficile verrà quando il governo vorrà affrontare il capitolo «promozione». Il progetto prevede la nascita di un unico ente. Oggi quel lavoro lo fanno con alterno successo Regioni, Camere di commercio, ministero degli Esteri, Ice, Invitalia.

Fallito l’esperimento del desk Italia (idea del governo Monti mai attuata) ora Letta pensa a « Destinazione Italia spa» , che dovrebbe nascere da una costola di Invitalia e «raccordarsi» con Regioni e la rete delle sedi Ice all’estero. Per motivi diversi i vertici di Invitalia ed Ice chiedono già di rivedere il progetto. La prima non si vuole far scippare la competenza che le rimarrebbe comunque nella fase operativa di gestione dei rapporti con gli investitori, la seconda avrebbe voluto sovrintendere al tutto. La qualità del progetto si vedrà anzitutto da qui: dalla soluzione a sovrapposizioni di cui si discute da anni e che nessuno mai è riuscito a sistemare.

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