Italia, per ridurre carico fiscale record si parta dalle regioni

4 Luglio 2018, di Alessandra Caparello

L’Italia ha un triste primato all’interno dell’Unione europea che riguarda il carico fiscale sul lavoro e sull’ impresa.

In particolare, secondo gli ultimi dati sulla tassazione della Commissione Europea e dell’OCSE e le relazioni della Corte dei conti, il carico fiscale complessivo sulle imprese eccede di quasi 25 punti l’onere sopportato dagli imprenditori dell’area UE/Ocse. Stessa cosa per il cuneo fiscale che supera di 10 punti la media europea. Nonostante manovre per riformare i contratti di lavoro –l’ultimo in ordine temporale il decreto dignità del ministro Di Maio – è necessario intervenire proprio su questo: sulla tassazione zavorra del lavoro e delle imprese.

Il punto di svolta potrebbe arrivare non dal governo centrale ma da quello regionale. Sono le regioni difatti che possono decidere di disciplinare le aliquote Irpef introducendo agevolazioni a sostegno dell’occupazione e attenuando la pressione fiscale su determinate categorie di popolazione. Il problema è che a sostenere economicamente queste decisioni deve essere la stessa regione che quindi deve avere in cassa i soldi per farlo, cosa che il più delle volte non è avviene.

Il Lazio si colloca al primo posto nella classifica delle regioni più incise dall’addizionale regionale Irpef, mentre si paga di meno in Sardegna e al Nord-est. Questi i dati dell’elaborazione effettuata dal Centro studi del Consiglio nazionale dei commercialisti, che ha incrociato i dati delle dichiarazioni dei redditi e i modelli CUD, presentati nel 2017 per l’anno d’imposta 2016, con le aliquote e gli scaglioni deliberati da ciascuna Regione per l’applicazione dell’addizionale di propria spettanza.

Cosa fare? Invece che destinare ingenti risorse a  varie forme di sussidi, sovvenzioni, voucher, buoni servizio e altre misure di sostegno sociale –  risorse a basso valore aggiunto, che non si sono rivelate efficienti e comportano complicati passaggi burocratici – queste, scrive Dario Immordino su LiveSicilia.it – potrebbero essere sostituite, a costo zero, con specifiche detrazioni dall’addizionale Irpef, riduzioni della pressione fiscale sulle imprese, bonus fiscali di comprovata utilità ed efficacia, strumenti snelli ed efficaci come il credito di imposta nella gestione dei fondi strutturali comunitari.