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Il Fondo monetario internazionale ha aggiornato le proprie previsioni economiche nel World Economic Outlook, rivedendo al ribasso le stime di crescita globale a causa delle tensioni geopolitiche, in particolare del conflitto in Medio Oriente. Secondo l’istituzione di Washington, lo scenario internazionale resta fragile e condizionato da shock energetici che, anche nell’ipotesi di una rapida conclusione della guerra, continuerebbero a produrre effetti sull’economia mondiale per tutto l’anno.
Il capo economista del FMI, Pierre-Olivier Gourinchas, ha sottolineato come l’attuale situazione possa generare conseguenze paragonabili a una crisi energetica storica, simile a quella del 1974. Tuttavia, ha evidenziato due elementi di differenza rispetto al passato: da un lato, l’economia globale è oggi meno dipendente dal petrolio grazie alla presenza di fonti energetiche alternative e sistemi più efficienti; dall’altro, le banche centrali non sostengono più l’attività economica in modo espansivo come un tempo, ma mantengono una linea restrittiva per contenere l’inflazione.
Il quadro globale: crescita e inflazione
Nel nuovo scenario, il FMI prevede una crescita mondiale del 3,1% nel 2026, con una revisione al ribasso di 0,2 punti percentuali rispetto alle stime di gennaio, mentre per il 2027 la crescita resta stabile al 3,2%. L’inflazione globale è invece stimata al 4,4% nel 2026, con un aumento di 0,7 punti rispetto al World Economic Outlook di ottobre, per poi scendere al 3,7% nel 2027.
Le stime si basano sull’ipotesi che il conflitto abbia durata e intensità limitate, con un progressivo rientro delle tensioni entro la metà del 2026 e un aumento del prezzo delle materie prime pari al 19% per l’intero anno. Tuttavia, il FMI non esclude scenari peggiori: in caso di crisi energetica più profonda, la crescita globale potrebbe scendere al 2%, con inflazione al 6%, configurando una situazione vicina alla recessione.
L’Europa e i principali Paesi
Per l’area euro, il Fondo prevede una crescita dell’1,4% nel 2025, che rallenta all’1,1% nel 2026 e risale lievemente all’1,2% nel 2027. Si tratta di una revisione al ribasso di 0,2 punti percentuali per ciascun anno rispetto alle stime di gennaio, attribuita principalmente agli effetti del conflitto e all’aumento dei prezzi energetici.
Anche le principali economie europee registrano correzioni negative. La Germania cresce dello 0,8% nel 2026 e dell’1,2% nel 2027, con un taglio di 0,3 punti per anno. La Francia si attesta allo 0,9% in entrambi gli anni, con revisioni al ribasso rispettivamente di 0,1 e 0,3 punti percentuali. Il Regno Unito segna una crescita dello 0,8% nel 2026 e dell’1,3% nel 2027, ma con una riduzione più marcata pari a -0,5 e -0,2 punti. La Spagna rimane invece tra i Paesi più dinamici con un +2,1% nel 2026 e +1,8% nel 2027, pur con una lieve limatura di 0,2 e 0,1 punti percentuali.
Italia: crescita rivista al ribasso
Per l’Italia, il FMI ha rivisto le previsioni di crescita al ribasso rispetto al precedente aggiornamento. Le stime indicano un aumento del PIL pari allo 0,5% nel 2026 e allo 0,5% nel 2027, con una riduzione di 0,2 punti percentuali per ciascun anno rispetto alle valutazioni di gennaio.
Il dato conferma un quadro di crescita moderata e sostanzialmente stagnante nel medio periodo, influenzato dal contesto internazionale sfavorevole, dall’incertezza geopolitica e dal rallentamento generale dell’area euro. Pur non registrando variazioni drastiche rispetto ad altri Paesi europei, l’Italia si colloca tra le economie con dinamica più debole, in linea con una crescita contenuta e sensibile agli shock esterni.
Dinamiche globali e rischi futuri
Il FMI evidenzia come gli effetti del conflitto non siano limitati ai Paesi direttamente coinvolti, ma si estendano all’intero sistema economico globale attraverso l’aumento dei costi energetici, la riduzione degli investimenti e la maggiore volatilità dei mercati finanziari.
Tra i rischi principali figurano anche le tensioni commerciali legate alle catene di approvvigionamento, in particolare per le materie prime strategiche come le terre rare, oltre alle possibili correzioni dei mercati finanziari legate a una revisione delle aspettative sugli investimenti in intelligenza artificiale. A ciò si aggiungono le preoccupazioni legate all’aumento del debito pubblico e alle pressioni sui tassi di interesse, che potrebbero irrigidire ulteriormente le condizioni finanziarie globali.
In uno scenario particolarmente avverso, caratterizzato da shock energetici prolungati e da un irrigidimento delle condizioni finanziarie, la crescita mondiale potrebbe scendere fino al 2%, con un’inflazione prossima al 6%, delineando una fase di forte instabilità economica.
Nonostante il quadro complessivamente negativo, il FMI segnala alcune eccezioni. Stati Uniti e Cina registrano revisioni contenute, mentre economie come India e Russia mostrano dinamiche più favorevoli grazie a fattori specifici legati a politiche interne e al contesto delle materie prime.