Italexit: grandi aziende preoccupate per rottura Eurozona

21 Giugno 2018, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Nei cda di grandi aziende è forte il timore di un’Italexit, ossia che l’Italia possa lasciare la zona euro. Lo rende noto un sondaggio del CNBC Global CFO Council secondo cui oltre il 76% dei dirigenti è “in qualche modo preoccupato” per l’uscita dell’Italia dall’area dell’euro.

La battaglia dell’Italia con Bruxelles ha suscitato nei dirigenti il timore che la terza economia dell’Europa continentale possa presto votare per l’uscita dall’area dell’euro. L’Italia ora ha un governo populista di destra al timone ma, scrive la CNBC, gran parte del potere sembra essere nelle mani del ministro degli Interni e leader della Lega Matteo Salvini.

Secondo l’ultima indagine trimestrale del CNBC Global CFO Council, nei consigli di amministrazione di tutto il mondo quasi il 77% degli intervistati a livello globale ha qualche preoccupazione che l’Italia volga le spalle all’Europa. Il CNBC Global CFO Council rappresenta alcune delle più grandi aziende pubbliche e private del mondo, che gestiscono collettivamente oltre 4,5 trilioni di dollari in valore di mercato. Quasi due intervistati su tre del Chief Financial Officer hanno affermato che un’uscita italiana potrebbe avere un impatto negativo sulle loro aziende nei prossimi sei mesi, mentre la percentuale sale al 90% se si chiede quali saranno gli effetti di una tale uscita sull’economia europea nel suo complesso.

Le prospettive economiche globali del Council per la zona euro rimangono positive: 20 intervistati su 42 affermano che il prodotto interno lordo (PIL) della regione sta “migliorando”. Nell’ultima indagine il rating complessivo per la zona euro è “stabile”.

Nell’indagine è stato anche chiesto quale impatto ha avuto la Brexit sulla loro azienda: quasi il 63 per cento degli intervistati ha dichiarato che il voto sulla Brexit ha già avuto un effetto “negativo” sull’economia del Regno Unito, con quasi il 12 per cento che ha dichiarato che era stato “molto negativo”. Ma quando si considera la propria azienda, quasi il 70 per cento dei dirigenti ha detto che non c’era stato “nessun impatto” di sorta.