Islanda, dove banche vengono lasciate fallire e manager finiscono in manette

26 Ottobre 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – L’Islanda viene spesso presa come esempio di come una crisi finanziaria andrebbe risolta sul piano politico legislativo e giuridico esecutivo.

Il 26esimo banchiere è appena stato condannato per i crimini commessi durante il collasso finanziario del 2008, portando il totale di anni da trascorrere dietro le sbarre a 74.

In un paese la cui economia vive degli affari finanziari, sorprende vedere come cinque top manager delle due maggior banche nazionali — Landsbankinn e Kaupþing — siano stati giudicati responsabili dello scoppio della crisi.

I crimini commessi sono quelli di appropriazione indebita, manipolazione di mercato e inadempienza del dovere di fiduciario.

La pena massima per crimini finanziari è di sei anni, ma la Corte Suprema sta tenendo audizioni per vedere se alzare la soglia limite.

La maggior parte dei banchieri condannati dovranno passare in carcere dai due ai cinque anni.

Tutta l’Islanda ha dovuto pagare caro il prezzo della crisi finanziaria. Il paese ha restituito in anticipo questo mese all’Fmi i 332 milioni di dollari dovuti e ha ripagato le entità a cui aveva chiesto in prestito fondi che sono serviti a impedire ormai quasi otto anni fa il collasso totale del sistema finanziario.

(DaC)