IRAN: MOLTO URANIO, POCA BENZINA

14 Giugno 2007, di Redazione Wall Street Italia

(9Colonne) – Teheran, 14 giu – Nucleare sì, benzina no. In Iran ci sono 1.600, forse 2.000, centrifughe per l’arricchimento dell’uranio che tengono in allarme l’Agenzia per l’energia atomica, non fanno dormire i governi dei Paesi più potenti del mondo e tengono con il fiato sospeso l’intera comunità internazionale. Nella stessa terra, nel quarto paese produttore di greggio al mondo che ha nel suo governo un ministro del Petrolio, manca però un sistema di raffinazione capace di soddisfare i consumi, se è vero che il 40 per cento del fabbisogno energetico viene importato e che ogni anno la Repubblica Islamica spende 7,5 miliardi di dollari per comprare benzina dagli altri paesi, Emirati e India su tutti. Gli iraniani forse però non lo sanno. Per via delle sovvenzioni statali a loro la benzina costa meno di una bottiglia d’acqua minerale, una cifra irrisoria inferiore ai 10 centesimi al litro: non c’è da stupirsi allora che da oggi, come si paventava da tempo, sia scattata la prima fase del piano di razionamento della benzina, una misura tanto impopolare, secondo gli analisti, quanto “misteriosa”, visto che ancora non si conosce quanti litri di carburante gli iraniani potranno acquistare al prezzo attuale prima di vedersi triplicare o quadriplicare il conto. Per ora, a dare il buon esempio, rifornendosi con il contagocce, dovrebbero essere le auto del governo, che avranno a disposizione la miseria di 300 litri di benzina al mese. Dovrebbe invece entrare in vigore dal prossimo 22 giugno il razionamento per i mezzi privati, dopo che l’aumento del 25 per cento della benzina non ha di fatto contribuito a ridurre i consumi. Le raffinerie disastrate, a causa dell’embargo americano, della mancanza di pezzi di ricambio e soprattutto di fiducia da parte degli investitori internazionali, non impediscono certo all’Iran di proseguire sulla strada del nucleare: Ali Asghar Soltanieh, ambasciatore iraniano presso l’Aiea, ha annunciato oggi che il suo Paese ormai padroneggia il processo di arricchimento dell’uranio ed è troppo tardi anche solo per prendere in considerazione l’ipotesi di sospendere questo lavoro, come vorrebbe l’Onu. Non solo: il rappresentante diplomatico minaccia “una reazione” non meglio specificata in caso di nuove sanzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e di allentare i rapporti di cooperazione con l’Aeia. Un altro po’ di benzina gettata sul fuoco.