Iran: aziende italiane hanno trovato nuovo Eldorado

14 Dicembre 2015, di Alessandra Caparello

TEHERAN (WSI) – Una gallina dalle uova d’oro. Così considerano l’Iran le aziende italiane e a spiegarne i motivi un reportage pubblicato sull’Internazionale che riprende un grafico sulla situazione economica iraniana, elaborato da Roberto Masarin, ingegnere che nel 2007 ha localizzato in Iran due piccole ditte dell’Emilia Romagna.

Una crescita continua per oltre vent’anni è quella che ha caratterizzato l’Iran, almeno fino al 2010 quando sono crollate le esportazioni di petrolio ed è andato giù a effetto domino il commercio con l’estero e tutta l’attività economica. Il motivo è perchè proprio nel 2010 gli Usa e l’Unione europea hanno approvato le sanzioni contro il governo di Teheran, l’embargo sul petrolio creando “intorno al paese una barriera quasi insuperabile”.

Ma qualche segno di ripresa c’è nell’ultimo anno e di questo se ne sono accorte le aziende. A fine novembre di quest’anno è arrivata in Iran una delegazione di 370 imprese italiane e 12 banche insieme al viceministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda e i dirigenti di Confindustria. Motivo della visita? Incontri business to business: italiani in cerca di nuovi mercati e iraniani in cerca di investitori.

Si attende con impazienza il 14 gennaio del 2016 e i mesi a seguire quando le sanzioni economiche dell’Iran cadranno: via l’embargo su petrolio, gas e prodotti petrolchimici e tutte le tecnologie relative, via anche le restrizioni sul commercio di oro, di metalli preziosi e l’Iran rientrerà nel sistema Swift, che tutela i trasferimenti tra banche. Si innescherà quindi un circolo vizioso che permetterà al paese grande produttore di idrocarburi di rientrare dalla porta di ingresso sul mercato dell’economia globale.

Cosa attira le aziende italiane a Teheran?

Sicuramente il greggio è il prodotto principe dell’economia iraniana, visto che costituisce l’80% dell’export ma l’obiettivo del governo è salire, dopo la caduta delle sanzioni, nei prossimi cinque anni a 5,7 milioni di barili al giorno. Ma in Iran non si vive solo di petrolio: il governo ha intenzione di investire 15 miliardi di euro nei prossimi anni nel settore dei trasporti, così il settore automobilistico cerca nuovi partner ma anche il settore dell’edilizia è oggetto dei prossimi investimenti da parte del governo iraniano. Tutto ciò dimostra che nonostante le sanzioni, l’economia iraniana non si è fermata e oggi aspetta solo gli investitori.

Chi darà credito alle imprese?

Direttamente le banche italiane che hanno siglato un accordo con tre istituti di credito iraniani, al fine di “sostenere le imprese italiane in Iran, in vista del traguardo dell’implementation day”.

Quali sono le aziende interessate

“È vero che il 90 per cento delle imprese registrate in Iran sono piccole e medie, ma quando si parla di petrolio e gas, o di ingegneristica e infrastrutture, si parla di grandi aziende di stato (…)  Intanto ci sono opportunità per tutti, grandi e piccoli. Hassan Ritali, manager di un’azienda milanese di impianti per il trattamento di scarichi industriali, è entusiasta: è la prima volta che mette piede in Iran, ma la sua Termokimik è stata contattata mesi fa da un’azienda iraniana per costruire un impianto di desolforazione, e ora è qui per portare a termine l’affare”.