Investitori stranieri: la qualità delle risorse umane tra i fattori più attraenti

8 Dicembre 2020, di Alessandra Caparello

I fattori rilevanti che guidano le decisioni degli investitori stranieri verso l’Italia sono in primis la qualità delle risorse umane, a seguire la solidità del sistema bancario e infine le dotazioni infrastrutturali e logistiche.
Così emerge dalla Seconda Instant Survey di novembre 2020 dell’Osservatorio AIBE-Index e dedicata agli effetti del Covid 19 sugli investimenti esteri in Italia.

Investitori stranieri, cosa piace dell’Italia

L’ indagine qualitativa svolta verte sul grado di percezione dell’Italia presso importanti operatori internazionali con attese di investimenti di medio e lungo periodo e ha come obiettivo quello di fornire un autorevole indice di immediata misurabilità dell’ attrattività dell’Italia nel mondo e un luogo di costante confronto e aggiornamento per valutare dinamiche e prospettive.

In generale, fra i fattori che guidano le scelte di un investitore estero, l’attenzione principale è attribuita al carico fiscale (59,6% delle risposte) e, in subordine, al carico normativo e burocratico (40,4%) e al costo del lavoro (36,8%).
Di poco distaccati risultano fattori come la certezza del quadro normativo (28,1%) e la stabilità politica del Paese oggetto delle decisioni di investimento. Un rilievo inferiore al 10% delle risposte del Panel è invece attribuito alla solidità del sistema bancario e all’efficacia dell’azione di governo (entrambi con l’8,8%) e, a seguire, al livello di corruzione (7,0%) e ai costi collegati con l’energia (1,8%).
L’Italia non risulterebbe attrattiva – sempre secondo le opinioni del Panel – soprattutto per quanto riguarda il carico fiscale (4,32), i tempi della giustizia civile (4,19) e il carico normativo e burocratico (3,58).

Gli effetti della pandemia sulle decisioni degli investitori

Entrando nel dettaglio degli effetti della pandemia sulle decisioni degli investitori stranieri che riguardano l’Italia, il 50% delle risposte del Panel prefigura un moderato deflusso di capitali nel breve-medio termine, secondo una logica precauzionale e in attesa di valutare in maniera più chiara gli effetti della Seconda Ondata attualmente in corso.

Per il 23,2% delle risposte, ci si potrebbe invece aspettare un moderato afflusso di capitali, soprattutto verso quei settori produttivi che hanno registrato una forte domanda interna proprio in conseguenza della pandemia, come il farmaceutico, gli apparecchi medicali, la distribuzione alimentare.