Investitori ringraziano riforma fiscale Trump: fino a $1 miliardo tra dividendi e buyback

5 Marzo 2018, di Mariangela Tessa

Le compagnie americane restituitanno ai propri investitori fino un miliardo di dollari dei risparmi ottenuti dalla riforma fiscale voluta da Donald Trump attraverso buy-back e dividendi, che cresceranno ad un ritmo superiore a quello degli investimenti capitali. Sono le stime contenute in un articolo del Financial Times, che riportano le previsioni di alcune delle maggiori banche d’affari Usa.

Goldman Sachs stima che le operazioni di riacquisto di azioni proprie saliranno quest’anno del 23% a 650 milioni di dollari mentre Jp Morgan scommette su un dato ancora più alto a 800 milioni di dollari.

In aumento anche la spesa in conto capitale che, secondo Goldman Sachs, saliranno dell’11% mentre gli investimento in ricerca e sviluppo saliranno del 10%. Si tratta di percentuali ai massimi degli ultimi tre anni, che rischiano di scomparire di fronte alla crescita record dei rendimenti degli azionisti, visto che la banca vede anche i dividendi in espansione al tasso del 12% per complessivi $ 515 milioni.

Le società hanno piena discrezionalità sui programmi di riacquisto. Tuttavia, Chris Costelloe di Birinyi Associates, un gruppo di ricerca azionario, ha dichiarato:

“Ci aspettiamo per quest’anno una quantità programmi di riacquisto maggiori di quanti ne abbiamo visti negli anni precedenti”.

Secondo i calcoli di Birinyi, le aziende statunitense hanno annunciato un record di 187 miliardi di dollari in nuovi piani di riacquisto da inizio anno. Cisco e Wells Fargo guidano la lista, con piani di riacquisto rispettivamente di $ 25 miliardi e $ 20 miliardi.

Howard Silverblatt, senior index analyst presso S & P Dow Jones, ha dichiarato che sono state le aspettative di un anno robusto per gli utili, insieme all’accelerazione degli annunci di riacquisto, a sostenere negli ultimi mesi  le azioni statunitensi.

Silverblatt ha inoltre ricordato che da tempo i reinvestimenti non sono stati una priorità per la maggior parte delle grandi aziende, ricordando tuttavia che:

“Le aziende avevano abbastanza denaro prima dell’atto fiscale per assumere lavoratori, per fare più investimenti, per investire di più”.