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Investimenti, paura di perdere soldi è nel nostro DNA: come vincerla

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Il miglior gestore del denaro è il tempo. In 18 anni un capitale investito al 4% raddoppia il proprio valore. Se invece si utilizza un tasso più realistico e meno rischioso del 2%, ce ne vorrebbero 36. Il segreto è semplice: basta riuscire a mettere da parte qualcosa per il futuro – c’è chi stima il 20% del proprio stipendio – in modo da ritrovare con un patrimonio più ricco in futuro.

Il premio Nobel per l’Economia Robert Shiller ha analizzato la serie storica dell’indice S&P 500, con a fare da corollario informazioni su dividendi, utili e rendimenti dei titoli governativi, per il periodo 1871-2016. Nei 145 anni presi in esame (vedi figura sotto), il rendimento medio è stato del 5%, mentre la volatilità del 2,9%. Nell’80% dei casi è rimasto nell’intervallo dell’1,7%-8,5%.

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Paura di perdere soldi più forte della voglia di guadagnare

Una pianificazione finanziaria oculata con un orizzonte temporale lungo dà serenità e può offrire grandi opportunità per le esigenze della famiglia. Permette di non rinunciare a progetti importanti, come per esempio sostenere le spese universitarie per i figli. Vale quello che valeva per i contadini di un tempo: “sapere gestire i terreni ci aiutava a gestire e superare le intemperie e le cattive sorprese”, così oggi dobbiamo usare la nostra mente per curare i nostri risparmi.

Lo spiega Marco Lo Conte del Sole 24 Ore, secondo cui allenare la mente ad avere un’istruzione finanziaria di base “è lo strumento migliore”. “Basta un’ora a settimana, come andare in palestra, e giova molto alla salute del nostro portafoglio”. Tra le cause principali per cui gli italiani non investono c’è la paura di perdere soldi, che vince sulla voglia di guadagnarne. L’esperto di risparmio e investimenti cita ragioni di natura addirittura genetica.

Sono concetti che ritroviamo nella Teoria del Prospetto. Formulata 40 anni fa da alcuni psicologi israeliani, enuncia che le persone assegnano loro stesse dei valori ai guadagni e alle perdite, basandosi su giudizi personali. In altre parole, conta maggiormente il valore immediato del guadagno o della perdita. Nella maggior parte dei casi il dolore della perdita è una motivazione più potente rispetto a una potenziale ricompensa di guadagno. A vincere è la paura.

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Il problema della scarsa educazione finanziaria

Gli italiani non sono soltanto un popolo di “formiche”, prudente quando si tratta di investimenti. Poco più di un terzo degli italiani ha conoscenze su inflazione, tassi, investimenti. E ha in generale un atteggiamento timoroso nei confronti dei mercati finanziari, specie quelli azionari. Tale meccanismo di sfiducia, spiega Lo Conte, “potrebbe essere un boomerang” per chi vuole fare fruttare i propri risparmi.

La perdita di 100 euro, per esempio, “incide sull’emotività in maniera molto più rilevante” rispetto a quanto avviene quando si guadagna la stessa cifra. La radice di questo comportamento va ricercata in parte anche nel nostro DNA. “In passato il pericolo era molto forte”, mentre sostanzialmente “davamo e diamo per assodato che le cose vadano bene” come stanno.

I nostri antenati dovevano infatti “vedersela con le bestie feroci che mettevano a repentaglio la loro stessa esistenza e questa traccia è rimasta nel nostro DNA e ci condiziona tantissimo“, osserva Lo Conte.

“Siamo abituati a decidere in maniera non razionale, agiamo per emulazione di qualcuno di competente o seguendo il gregge, ma la nostra mente dovrebbe aiutare a gestire questa dinamica e farci evolvere verso un risparmio più adulto“.

Uno dei consigli che dispensa Lo Conte nel suo libro “Che non ho fatto dei miei soldi”, è quello di informarsi, perché “conoscere è fondamentale”. Poi si dovrebbe “utilizzare il miglior gestore in assoluto: il tempo“. “Se costruisci un piano di risparmio nel tempo, non solo vivi meglio il presente ma riesci anche a far fruttare il denaro”.

“Bisogna insomma fare in modo che il denaro lavori per noi” e non viceversa.