Investimenti: i pro e i contro delle polizze vita

8 Maggio 2019, di Alessandra Caparello

Costituiscono dei veri e propri prodotti di risparmio, le polizze vita ossia assicurazioni che, a fronte del pagamento di un premio, permettono all’assicurato di provvedere economicamente al proprio nucleo familiare anche in caso di morte, invalidità totale e permanente o perdita di autosufficienza. Obiettivo di chi stipula una polizza vita è garantire serenità e sicurezza economica ai propri familiari qualora la vita di quest’ultimo venga colpita da un determinato evento previsto nel contratto.

Polizza vita: come funziona

La polizza vita può essere stipulata sulla propria vita o su quella di un terzo e il premio viene di solito pagato mensilmente, anche se si può optare per un pagamento semestrale o annuale. Le tipologie di polizze vita più frequenti sono:

  • Assicurazione caso morte: in caso di prematura scomparsa dell’assicurato, i suoi familiari beneficiari ottengono dalla compagnia assicuratrice un capitale in denaro prestabilito, oppure una rendita (a seconda dei termini del contratto).
  • Assicurazione caso vita: consiste nell’investire in un piano di accumulo in modo da consolidare il risparmio e poterne disporre alla scadenza fissata
  • Polizze vita miste: proteggono da entrambe le tipologie di evento (scomparsa prematura o grande longevità) e da altri come invalidità, perdita del lavoro, infortuni o malattie
  • Polizze vita unit linked e index linked: si tratta di strumenti misti assicurativo-finanziari attraverso i quali il contraente va ad investire in fondi per una durata pari alla propria esistenza in vita.

 

I vantaggi delle polizze vita

Le polizze vita rappresentano un ottimo strumento di pianificazione e protezione patrimoniale e nel corso dell’ultimo ventennio sono stati fortemente sviluppati prodotti che, al fianco della nota funzione previdenziale delle polizze, hanno portato a nuove funzioni prettamente finanziarie. Parliamo delle cosiddette polizze unit o index linked.

Tra i vantaggi collegati alla stipula di tali polizze troviamo:

  • esenzione dalle imposte di successione e donazione: le indennità che spettano agli eredi, in forza di assicurazioni stipulate dal defunto, non rientrino nell’asse ereditario e pertanto non sono soggette all’imposta di successione e donazione
  • esenzione parziale dalle imposte sul reddito: i capitali percepiti in caso di morte in dipendenza di contratti di assicurazione sulla vita, a copertura del rischio demografico, sono esenti dall’imposta sul reddito delle persone fisiche
  • detraibilità dei premi versati: per le polizze aventi ad oggetto il rischio morte o di invalidità permanente non inferiore al 5%, si prevede la possibilità di detrarre dall’IRPEF dovuta un importo pari al 19% dei premi versati, complessivamente non superiore a 530 euro
  • impignorabilità: le somme dovute dall’assicuratore al contraente o al beneficiario non possono essere sottoposte ad azione esecutiva o cautelare.

 

Gli svantaggi delle polizze vita

Questi vantaggi però potrebbero venir meno se una sentenza della Corte Suprema di Cassazione di maggio 2018 farà scuola. Gli Ermellini hanno stabilito che le polizze vita per finalità di investimento se non offrono garanzie di restituzione del capitale, devono essere trattate come investimenti veri e propri. In sostanza le polizze vita sono tali solo se garantiscono la restituzione del capitale “investito”, altrimenti sono da considerarsi contratti di investimento.

Altri aspetti negativi da considerare le commissioni di gestione, che oscillano di norma fra l’1 e il 2% e il prelievo all’ingresso può anche arrivare a sottrarre il 2% del capitale investito inizialmente.