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Intelligenza artificiale, Wells Fargo avverte: “È una bolla, ma va cavalcata”

L’intelligenza artificiale sta assumendo sempre più i contorni di una bolla finanziaria. Ma sarebbe un errore contrastarla adesso. È la tesi, volutamente provocatoria, contenuta nell’ultima nota agli investitori firmata da Ohsung Kwon e dal team strategist di Wells Fargo, secondo cui il volume di capitali destinati all’AI è ormai troppo elevato per essere ignorato e gli investitori dovrebbero continuare a cavalcarne lo slancio.
In  un report diffuso il 12 maggio, Kwon osserva che le tensioni geopolitiche — dalla chiusura dello Stretto di Hormuz al rialzo del petrolio e delle pressioni inflazionistiche — stanno peggiorando le prospettive per molti comparti industriali. Nel settore tecnologico, invece, “l’AI continua a gonfiarsi”.

“Ci sarà un punto di rottura, ma fino ad allora non si può possedere altro: è così che nasce una bolla”, scrive Wells Fargo. “Non andate contro il mercato. Investite nell’AI. Il sentiment è euforico, ma il rally continua a essere sostenuto dalla crescita degli utili e, per ora, non vediamo significativi rischi di ribasso”.

Il parallelo con la “railway mania”

Per descrivere il momento attuale, Wells Fargo richiama uno dei grandi precedenti storici della finanza speculativa: la “railway mania” della metà dell’Ottocento, quando le compagnie ferroviarie raccolsero enormi quantità di capitale per costruire reti ferroviarie prima del successivo crollo delle valutazioni.
Secondo le stime della banca, nel primo trimestre del 2026 gli investimenti in AI hanno raggiunto 174 miliardi di dollari, in crescita del 72,8% su base annua. Una cifra che avrebbe contribuito per il 42% alla crescita del Pil statunitense, arrivando a rappresentare il 2,4% dell’economia americana.
Il dato resta inferiore ai livelli toccati durante il boom informatico e la successiva bolla dot-com tra il 1999 e il 2000. Tuttavia, Wells Fargo prevede che entro fine 2026 gli investimenti nell’AI possano superare il 3% del Pil Usa, una soglia storicamente considerata critica perché richiede un’espansione parallela dell’economia reale per sostenere il ritmo della spesa.

La corsa degli hyperscaler

Dietro l’accelerazione degli investimenti ci sono soprattutto i grandi hyperscaler americani: Microsoft, Amazon, Alphabet, Meta e Oracle.
Secondo gli analisti di Goldman Sachs, la spesa complessiva per infrastrutture AI da parte di questi gruppi avrebbe raggiunto 400 miliardi di dollari nel 2025 e potrebbe salire fino a 700 miliardi nel 2026.
La differenza rispetto alla bolla dot-com, osservano diversi operatori, è che oggi la crescita appare sostenuta da ricavi e ordini già visibili, più che da aspettative puramente speculative.

Oracle e il nodo del debito

Tra i casi più osservati dagli investitori c’è quello di Oracle, che negli ultimi mesi ha aumentato sensibilmente il ricorso al debito per finanziare l’espansione nell’AI.
Secondo Dan Ives, senior analyst di Wedbush Securities, il mercato starebbe sopravvalutando i rischi legati all’aumento dell’indebitamento. Oracle, sostiene l’analista, può permettersi l’attuale livello di spesa perché dispone di un ampio portafoglio di “remaining performance obligations” (RPO), ossia contratti già firmati ma non ancora contabilizzati come ricavi.
In altre parole, il gruppo sta investendo massicciamente nella costruzione di infrastrutture AI, ma lo fa avendo già visibilità sulla domanda futura. Per Wedbush non si tratta quindi di investimenti puramente speculativi: i clienti esistono già e hanno sottoscritto impegni di lungo periodo.

Ark Invest: valutazioni ancora lontane dalla bolla del 2000

Anche ARK Invest, la società fondata da Cathie Wood, condivide l’idea che il mercato stia attraversando una fase di espansione straordinaria, pur senza replicare gli eccessi della bolla internet di fine anni Novanta. Secondo il team di Ark, gli investimenti in infrastrutture AI stanno tornando su livelli comparabili a quelli dell’era dot-com. Tuttavia, i multipli di valutazione — in particolare i rapporti prezzo/utili — restano significativamente più contenuti rispetto al 1999.

In altre parole, pur riconoscendo i segnali di euforia presenti nel mercato, Ark ritiene che le valutazioni attuali siano ancora sostenute da fondamentali più solidi rispetto alla bolla tecnologica di inizio Duemila. Un elemento che, secondo la società, lascia spazio a un’ulteriore espansione del ciclo dell’AI.