Inps: dal 2019 sale l’età pensionabile

14 Dicembre 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Si conclude con una nulla di fatto il braccio di ferro degli ultimi mesi tra governo e sindacati per fermare l’aumento dell’età pensionabile dal 2019.

In sostanza non verrà implementato alcun emendamento nella Legge di Stabilità 2018 né ci saranno interventi appositi per neutralizzare questo effetto. Quindi dal prossimo anno per andare in pensione di vecchiaia servirà avere 66 anni e 7 mesi per le lavoratrici autonome, mentre per le lavoratrici dipendenti del settore privato e pubblico come per i lavoratori di ogni genere e settore restano sempre 66 anni e 7 mesi, a seguito degli aumenti generalizzati degli anni passati.

Dal 2019, come previsto dalla riforma Fornero, adeguando l’età pensionabile alla speranza di vita, l’età per andare in pensione aumenterà ancora e si passerà per tutti a 67 anni. L’anzianità contributiva necessaria sarà di 20 anni.

Per chi volesse accedere alla pensione anticipata saranno necessari cinque mesi in più di contribuzione sia per i lavoratori che per le lavoratrici: si passa infatti da 41-42 anni e 10 mesi a 42-43 anni e 3 mesi di contributi.

Una novità che prevede la legge di bilancio 2018 riguarda il giorno del pagamento delle pensioni. Da gennaio il versamento degli assegni pensionistici non avverrà più il primo giorno lavorativo del mese, ma il secondo o quello successivo nel caso di tratti di festività.

Per i sindacati Cgil, Cisl e Uil non c’è alcuna buona ragione per cambiare le date dei pagamenti, cosa che pensa anche l’Inps. Ma per ora non si cambia. Cambia sicuro dal prossimo anno l’importo degli assegni per effetto della rivalutazione: tenuto conto dell’inflazione programmata, ci sarà un seppur minimo aumento pari all’1,1 per cento. In pratica su un assegno da 500 euro mensili, ci saranno 5,5 euro in più.