Inghilterra, se perde la tripla A è caos politico

17 Settembre 2012, di Redazione Wall Street Italia

Londra – Non si è lasciata tentare dal progetto dell’euro dieci anni fa, ma adesso le decisioni dei leader dell’Europa unita le sta subendo tutte. Per l’Inghilterra il cataclisma che sta colpendo il club della moneta unica non promette niente di buono perché colpisce le sue esportazioni verso il mercato più grande e vicino. L’analisi di Mathew Lynn, direttore esecutivo della società di consulenza strategia, London Economics, riportata dal quotidiano El Economista, è cruda come la realtà che ci circonda.

Il punto è che se gli investimenti continueranno a rallentare in Eurozona, minando la fiducia delle banche, tutto questo sarà un boomerang Oltremanica. “La crescita rallenta, aumentando il debito pubblico, ed è inconcepibile che il Regno Unito possa continuare a far parte del gruppo ristretto di paesi tripla A. Quindi prepariamoci – è il succo della sua analisi – è solo una questione di tempo e prima o poi da qualcuna delle grandi agenzie di rating arriverà la bocciatura“.

D’altra parte la storia insegna che Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch si muovono in ritardo sugli eventi: hanno previsto la crisi dei mutui subprime quando era ormai troppo tardi, si sono accorti del caso Grecia quando il Paese era diventato insolvente. E adesso che i turisti hanno lasciato Londra, dopo l’euforia dei Giochi Olimpici, il momento della verità si avvicina. Per Lynn i dubbi sono pochi: il Regno Unito è oggi il nuovo Giappone. Il motivo? “L’economia dell’isola è gravata da debiti, la sua banca centrale stampa denaro senza effetti mentre il sistema bancario non dà segni di ripresa dall’ultima bolla”.

Qualche analista potrebbe anche osservare che appunto già il Giappone e anche gli Stati Uniti hanno perso la tripla A, continuando a vivere come se niente fosse, ma questa volta sarebbe diverso. Qui potrebbe far cadere il governo di coalizione guidato da David Cameron, in difficoltà sulla promessa di riduzione del deficit. Finora è, infatti, stata ottenuta solo una riduzione del 6% della spesa prevista. Mentre il debito è condannato a salire a 605.000 milioni di euro nel 2015, con un’incidenza sul Pil dal 53% nel 2009-10 al 76% nel 2014-15.

E se la crescita dovesse confermarsi al di sotto delle aspettative, queste previsioni possono solo peggiorare. “Una bocciatura delle agenzie di rating Oltremanica scatenerebbe quindi il caos politico“, è il verdetto dell’esperto della London Economics. Come dire: anche per gli operatori della Borsa di Londra i tempi si annunciano difficili. Un flop del listino inglese potrebbe essere dietro l’angolo e soprattutto spaventoso.