Inflazione, Coldiretti “nei campi è deflazione”

16 Aprile 2010, di Redazione Wall Street Italia

(Teleborsa) – Restano fermi i prezzi degli alimenti, stando agli ultimi dati sull’inflazione, ma la Coldiretti avverte “nei campi è deflazione”. Crollo del 38% per gli ortaggi e del 21% per la frutta. I prezzi dei prodotti alimentari al consumo rimangono fermi, ma nei campi le produzioni agricole sono in piena deflazione con un crollo del 10 per cento su base annuale. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare i dati Istat sull’inflazione a marzo che mostra variazioni tendenziali nulle per gli alimentari sulla base dei dati Ismea relativi allo stesso mese. I prezzi dei prodotti agricoli in campagna – sottolinea la Coldiretti – si sono ridotti per gli ortaggi e legumi (-38 per cento), per la frutta fresca e secca (-21 per cento), per cereali (-8 per cento) e i vini (-6 per cento) mentre tra i prodotti di allevamento si registrano ribassi del 10 per cento per i volatili domestici e del 4 per cento per i bovini. Ad aumentare – continua la Coldiretti – sono del 10 per cento le uova, seguite dall’8 per cento dei suini, dal 5 per cento degli ovicaprini, dal 4 per cento dei lattiero caseari e del 10 per cento gli oli. I consumatori italiani – sottolinea la Coldiretti – non hanno dunque potuto beneficiare della forte riduzione dei prezzi agricoli, che rischia invece di provocare l’abbandono delle campagne, a causa delle inefficienze e delle speculazioni lungo la filiera agroalimentare. Pochi centesimi pagati agli agricoltori nei campi diventano euro al consumo con il risultato di un aumento della forbice nel passaggio dei prodotti dal campo alla tavola durante il quale – sostiene la Coldiretti – i prezzi degli alimenti moltiplicano oggi in media cinque volte. Si tratta – conclude la Coldiretti – di un forte ostacolo alla ripresa economica in un Paese dove quasi un euro su quattro si spende per la tavola con gli acquisti di alimentari e bevande che ammontano complessivamente a 215 miliardi di euro all’anno (dei quali 144 a casa e 71 per mangiare fuori), con l’agroalimentare che svolge peraltro una funzione da traino per l’intero Made in Italy all’estero.