Inflazione, ci costa 3.500 euro l’anno dal conto corrente. Come mai

2 Maggio 2022, di Redazione Wall Street Italia

10 euro al giorno. 300 euro al mese, 3.500 euro l’anno. Con l’inflazione al 7% circa tenere 50mila euro sul conto corrente produce costi enormi che finiscono per penalizzare  risparmi, investimenti ed il nostro futuro.

Provate ad immaginare un’autostrada da 100.000 corsie su cui viaggiano tutte le imprese, le attività produttive, le fabbriche, le attività di servizio, le piccole aziende familiari, insomma tutto quello che può viaggiare sull’autostrada della produzione mondiale. Pensate che traffico ci sarebbe. Farebbe impallidire la più grossa autostrada al mondo. Immaginate poi che all’improvviso questa autostrada venga chiusa per qualche mese, quello che è successo con il lockdown.
Pensate che razza di ingorgo si creerebbe: alcune macchine brucerebbero la testata del motore, altre la frizione, altre i freni, altre ancora magari bucherebbero un pneumatico. Naturalmente ce ne sono tante altre che rimangono in perfetta forma, ma sono bloccare comunque e in mezzo quel caos da cui non riescono a liberarsi Finiscono imbrigliate dal traffico e dalle difficoltà del momento.

Poi il lockdown finisce qualcuno piano piano riesce a riavviare il motore ma lo fa con un pizzico di difficoltà in più perché deve liberarsi di tutte le altre aziende che ne impediscono una ripartenza veloce. Bloccano la strada.

Questo è quello che è successo con il lockdown. E’ stato bloccato il mondo della produzione.
Parallelamente, noi normali cittadini, dopo essere rimasti chiusi tre mesi in casa, alla riapertura abbiamo avuto tutti voglia di avere più servizi, più prodotti, più attività, più tutto.
Così è cresciuta la necessità di produrre più beni e prodotti proprio nel momento in cui c’era più difficoltà a farlo.

Inflazione, cosa è successo?

La produttività è stata insufficiente. Non è stata in grado di rispondere alla domanda altissima che arrivava dal mercato. Così hanno cominciato a far salire i prezzi dei prodotti ed è stato l’abbrivio per la crescita dell’inflazione.

Bastano pochi numeri per raccontare il fenomeno:
1) I tempi d’attesa delle navi nei porti di massimo smistamento al mondo;
2) il costo del noleggio dei containers con cui vengono trasportate le merci.

Nel caso 1) siamo passati dalla media di un giorno d’attesa a ben 20-30 giorni. Nel caso 2) da costi di noleggio di 1000 dollari a 29.000.
Ecco perchè i prezzi sono saliti.

Ma a tutto questo si è associata una richiesta straordinaria di energia che ha fatto impennare vertiginosamente il prezzo di gas, soprattutto, e petrolio.
Il resto lo ha fatto la guerra che, al di là del dramma umano, impatta un territorio tra i più strategici del mondo per quanto riguarda le materie prime soprattutto, come detto, quelle energetiche che già soffrivano di scarsità di offerta nei confronti della domanda.
E l’inflazione ha preso a correre sempre più velocemente riportandoci in un Mondo che pensavamo fosse definitivamente scomparso.
Ed invece ci troviamo in un contesto come mai abbiamo visto in passato.
Inflazione al 7%, tassi ufficiali a zero praticamente. In queste condizioni è come se i nostri patrimoni, se li paragonassimo ad una forma di formaggio, fossero visitati ogni giorno da un topolino che se ne porta via un pezzo.

Ma quanto vale quel pezzo?

Immaginiamo che il nostro patrimonio, spesso oggi lasciato in conto corrente, fosse di 50.000 euro. Se guardassimo l’estratto conto alla fine dell’anno, con il 7% di inflazione avremmo maturato una perdita del potere d’acquisto di 3.500 euro.
Ciò vuol dire che, mensilmente, avremmo una decurtazione di circa 291,66 euro. Cioè perderemmo l’equivalente di una piccola quota di affitto o di una rata di un altrettanto piccolo finanziamento.
Se volessimo rendere giornaliero l’impatto che il costo dell’inflazione ha sui nostri patrimoni avremmo circa 9,71 euro di decurtazione. In pratica se non facciamo scelte diverse, mantenere 30mila euro su un conto corrente oggi costa, si costa, circa 10 euro al giorno.
Ce lo possiamo permettere?