India: Troppi rifiuti nello spazio

28 Marzo 2007, di Redazione Wall Street Italia

Sempre più detriti in orbita per colpa di Pechino: ben 600 nuove scorie, infatti, sarebbero rimaste nello spazio dopo l’esperimento condotto lo scorso 12 gennaio dalla Cina, cui dovrebbe essere intimato di non effettuare test simili in futuro. L’insolita accusa giunge dal presidente della Commissione Spaziale indiana, Madhavan Nair, che lamenta come i cinesi “hanno aggiunto 600 oggetti (detriti, ndr) in un solo colpo”. Prospettando lo scenario di una situazione di “guerra”, in cui diversi Paesi tentano di distruggere satelliti, Nair ha quindi sottolineato la necessità di affrontare la questione a livello internazionale e convincere Pechino a non condurre nuovi test del genere. La comunità internazionale, ha aggiunto Nair, dovrebbe contribuire a mantenere lo spazio sgombero dai detriti. Il presidente della commissione spaziale indiana ha quindi sminuito “l’impresa” cinese, affermando che “qualsiasi razzo che raggiunge un’altitudine di 500-600 chilometri può fare questo lavoro”. “Sapete che i nostri razzi sono molto più potenti”, ha proseguito Nair, sottolineando come i detriti attualmente presenti nello spazio non rappresentino un pericolo per i satelliti in orbita. Lo scenario, però, potrebbe cambiare drasticamente con l’aggiunta di nuove scorie spaziali, ha avvertito il rappresentante indiano. Nair ha quindi precisato che i satelliti indiani non “spiano”, ma “osservano” quanto accade in altre zone del mondo. “Siamo un Paese che ama la pace e non ci dedichiamo a queste attività. Ogni satellite per osservazioni terrestri può vedere qualsiasi cosa”, ha concluso Nair. In tutto segreto, lo scorso 12 gennaio, da un poligono situato nella parte centrale del Paese Pechino ha lanciato un missile che ha distrutto un proprio satellite meteorologico in disuso che transitava sopra il territorio della Repubblica Popolare. Si è trattato del primo test di un’arma spaziale da parte di Pechino. La notizia è stata diffusa pochi giorni dopo da fonti di intelligence occidentali e solo il 23 gennaio, dopo un’ondata di clamorose proteste e richieste di chiarimenti, le autorità cinesi hanno confermato l’esperimento, ammettendo di aver effettuato un lancio sperimentale di un missile anti-satellite ma sottolineando di non volere una “competizione militare nello spazio”.
Per Pechino, che sostiene di aver informato del test diversi Paesi, si sarebbe trattato della sperimentazione di un’arma per “usi pacifici” che “non costituisce una minaccia” per altre nazioni. Tuttavia il test ha accresciuto la preoccupazione per la presunta corsa al riarmo della Cina, anche alla luce della costante crescita delle spese militari della Cina: nel solo 2007 grazie a un aumento del 18 per cento il bilancio militare salirà ufficialmente a 44,94 miliardi di dollari.